Il Fopponino del 27 Settembre 2026

5a dopo il MARTIRIO di S. Giovanni Battista
II Settimana Diurna Laus
Domenica 27 Settembre: Festa dell’Oratorio
“Invito alla Festa”
Ricordo che nei mesi della pandemia la nostra Parrocchia aveva trovato una maniera semplice ma profonda per far sì che tutti i fedeli del quartiere si sentissero uniti, pur essendo costretti a rimanere nelle proprie case. L’avevamo chiamata “Le Campane del Fopponino”. Alle 12, al suono tintinnante delle campane della nostra antica chiesa, tutti erano invitati a fermarsi per pregare l’Ave Maria, mentre i sacerdoti celebravano l’Eucarestia in chiesa “a porte chiuse”.
La Proposta dell’Arcivescovo Mario per il nuovo anno pastorale riprende l’immagine delle campane, a partire da una nota pagina dei “Promessi Sposi”, quando l’Innominato, dopo una notte insonne e tormentata, sente in lontananza il suono delle campane che invitano tutti ad accorrere alla festa per la visita del vescovo, il cardinale Federigo. “Che allegria c’è? Di che godono tutti costoro?”: si chiede l’Innominato, ed è il titolo che mons. Delpini ha scelto per la sua lettera.
La Fondazione Oratori Milanesi (FOM) traduce questo tema nello slogan: “Sei nella Festa !”.
E quale momento migliore se non proprio la “Festa dell’Oratorio” che celebriamo in questa domenica, per lanciare questo slogan? Nel suo Messaggio per la giornata odierna, il nostro Vescovo scrive: “L’oratorio è come uno scampanio festoso: le campane che suonano a festa fanno sapere a tutta la gente che c’è un popolo contento di radunarsi. Così l’oratorio fa sapere che c’è una casa per tutti, che tutti sono invitati alla gioia dell’amicizia con Gesù”.
“Sei nella Festa!” significa che ciascuno ha qualcosa di unico da portare, perché ciascuno è unico, amato da Dio per quello che è, e insieme chiamato a dare il proprio meglio per il bene di tutti. In oratorio non si entra per restare a guardare, ma per mettersi in gioco, correre, aiutare, partecipare. Bisogna “starci dentro”, sapendosi accolti da una comunità che senza di noi manca di qualcosa. Parlare di festa non significa che tutto vada sempre bene, che non ci siano da affrontare momenti difficili o faticosi o semplicemente ordinari, ma con l’aiuto di Gesù, degli adulti che ci accompagnano e dei nostri amici possiamo farcela! L’Oratorio ci dice: “Sei amato. Sei chiamato. Sei parte della festa. E puoi fare festa insieme agli altri. Accetta l’invito. Qui in oratorio sei di casa!”. Così anche noi possiamo diventare un invito alla festa per gli altri.
Come diciamo in un bel canto che a volte eseguiamo nelle nostre Messe: “Mani, prendi queste nostre mani! Cuori, prendi questi nostri cuori, fa’ che siano testimoni che Tu chiami ogni uomo a far festa con Dio!”.
Don Matteo
Francesco, gli ultimi giorni …
Il giorno dopo, all’alba, Francesco mi scosse con il piede: “Frate Leone, alzati! Questa capanna è diventata troppo calda, qui si sta troppo bene, andiamo a san Damiano. Fuori dal monastero c’è un capanno di rami, mi è venuta voglia di stare là. Valuta bene le tue forze”. Mi alzai di scatto: “Dovunque tu mi conduca, padre Francesco, io verrò”. “Allora andiamo, frate Leone. Prendimi sotto braccio e sorreggimi; è ancora buio”.
Il freddo era pungente, il cielo blu scuro, lo sciame delle stelle era già annegato nella tenue luce mattutina; solo la Stella del mattino, sfavillante e ancora non sconfitta, aspettava il sole per svanire tra i suoi raggi. Quando arrivammo al monastero le sorelle erano ancora in chiesa per il mattutino; i ceri erano ancora accesi e fermandoci sotto la finestrella della chiesa sentimmo le delicate voci femminili cinguettare al Signore. Il mattutino si concluse, le sorelle con i veli bianchi si riversarono sul sagrato e appena videro Francesco lanciarono gridolini di gioia.
Per prima si avvicinò sorella Chiara. Prese la mano insanguinata di Francesco e la bagnò di lacrime. “Sorella Chiara, ho desiderato di stare qualche giorno vicino a voi, poi vi dirò addio e me ne andrò; concedimi, santa badessa, di rimanere nel capanno di rami, fuori dal tuo monastero”. “Padre Francesco, il capanno e il monastero e noi tutte sorelle siamo ai tuoi ordini; comanda”.
Comparve l’anziana madre di Francesco; era molto dimagrita, pallidissima per le veglie e i digiuni, ma il suo viso splendeva felice. Si chinò e baciò la mano del figlio; lui le posò la mano sul capo e la benedisse: “Mamma,” mormorò, “mamma… sorella Pica…”.
Due sorelle volevano correre a rigovernare il capanno, ma Chiara le fermò: “Me ne occuperò io”, disse, “portatemi una ramazza, una brocca d’acqua e un vaso di fiori che ho nella mia cella e una lucerna; e anche il cardellino in gabbia che l’altro giorno ci ha regalato il Vescovo”. (…)
Il terzo giorno la febbre aumentò. Le sue guance pallide erano di porpora, le labbra gli erano seccate; sussultava senza posa, vedeva presenze invisibili e delirava. Era l’alba quando mi chiamò: “Frate Leone, dove sei? non ti vedo”. “Sono qui al tuo fianco, padre Francesco, ordina”. “Hai con te penna e calamaio?”. “Li ho sempre con me, padre Francesco, ordina”. “Scrivi!”.
“A donna Jacopa, serva dell’Altissimo, frate Francesco poverello di Cristo augura salute e la comunione dello Spirito Santo nel Signore Gesù Cristo. Sappi, carissima, che Cristo benedetto, per sua grazia, mi ha rivelato che la fine della mia vita è ormai prossima. Perciò, se vuoi trovarmi vivo, vista questa lettera, affrettati a venire a Santa Maria degli Angeli. Infatti, se non verrai prima di tale giorno, non mi potrai trovare vivo. E porta con te un panno di cilicio in cui tu possa avvolgere il mio corpo e la cera per la sepoltura. Ti prego ancora che mi porti di quei dolci, che eri solita darmi quando mi trovavo ammalato a Roma”.
I giorni passavano, Francesco si dibatteva tra la vita e la morte; i frati venivano a fargli visita, ogni tanto il Vescovo mandava il suo diacono da Assisi a informarsi sulla sua salute. “Vieni figlio mio,” gli mandava a dire, “vieni ad Assisi a stare a casa mia”. E Francesco: “Festeggerò la Pasqua a san Damiano e dopo andrò a stare al Vescovado; voglio rivedere la mia Assisi e salutarla”. (…)
Sulla soglia del palazzo vescovile c’era il Vescovo ad aspettarci; tese le braccia, ci aiutò a far scendere Francesco, si chinò, gli baciò la fronte. La stanza in cui lo adagiarono aveva un’ampia finestra e dava sui tetti di Assisi; si vedeva tutta la città, l’uliveto, la pianura coltivata a vigneti e il fiume che serpeggiava lento tra il verde; a metà strada si indovinava san Damiano, e più sotto la Porziuncola.
Quando la mattina Francesco si alzò dal letto e vide l’amato paesaggio di sempre, scoppiò in lacrime. “Madre …” mormorò, “madre Assisi, Umbria diletta!” Mi fece preparare in un angolo un giaciglio per terra, così dormivo e mi svegliavo con lui. Il mattino dopo Francesco mi chiamò e commosso mi disse: “Frate Leone, davvero appena sollevi lo sguardo o tendi l’orecchio scopri ovunque il miracolo. Alza una pietra e vedrai una vita trionfante che si agita nell’oscura umidità al servizio del Signore: un umile bruco si prepara a mettere le ali, diventare farfalla e volare nel sole. Non facciamo la stessa cosa anche noi uomini sulla terra, frate Leone?”.
In quel momento arrivò il Vescovo: “Francesco, figlio mio,” disse, “chiamerò il medico perché ti visiti; sei nella mia casa, sono responsabile di te”. Ma Francesco scosse la testa in segno di rifiuto. “Devi rispettate la vita, fratello Francesco, non soltanto la vita dell’uomo e del bruco, ma anche la tua stessa vita,” replicò il Vescovo. “La vita è il respiro di Dio, non hai il diritto di soffocarla; in nome della santa Obbedienza, obbedisci”. Francesco incrociò le braccia, non parlò.
Arrivò il medico, un vecchietto placido con due occhi febbrili. Spogliò l’ammalato, lo girò, lo rigirò, gli auscultò il cuore. “Con l’aiuto di Dio,” disse, “può migliorare”.
Francesco scosse la testa. “E senza l’aiuto di Dio?” domandò. “Credo che tu possa vivere fino all’autunno, padre Francesco, il resto è nelle mani di Dio”.
Per un attimo Francesco rimase in silenzio, ma subito sollevò le mani al cielo: “Beh, allora sarai la benvenuta assieme alle prime piogge, sorella Morte!” esclamò. Sorrise e mi disse: “Tu che cosa dici, frate Leone? Non sarebbe giusto che ringraziassimo Dio anche per nostra sorella Morte?”.
Libera (ma precisa) descrizione da FRANCESCO di Nikos Kazantzakis
AVVISI DELLA SETTIMANA
DOMENICA 27 SETTEMBRE:
5^ dopo il MARTIRIO di san Giovanni Battista
è la FESTA dell’ORATORIO: “SEI NELLA FESTA”
ore 10, in Chiesa, santa Messa con il mandato
alla “Comunità Educante” e alla Comunità Capi Scout
A seguire nel cortile dell’Oratorio Grande Gioco per tutti i ragazzi.
Al termine, verso le 12.15, Aperitivo per tutti
ore 18.30, s. Messa celebrata da mons. Giuseppe Como e da don Andrea
con gli Insegnanti di Religione che hanno raggiunto il traguardo della pensione
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Lunedì 28 settembre, ore 18: Incontro GRUPPO CARCERE
alle ore 20.45, in salone Ghidoli: 1° Incontro
del CONSIGLIO PASTORALE PARROCCHIALE
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Ci prepariamo tutti alla FESTA di s. FRANCESCO
Martedì, mercoledì e giovedì, secondo il calendario dei Gruppi
gli INCONTRI di CATECHISMO si svolgeranno in CHIESA
presso le VETRATE dedicate a San Francesco
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Mercoledì 30 settembre 2026, ore 20.45, in Gesù Buon Pastore
“FRANCESCO TESTIMONE di PACE”
La figura di Francesco nelle Chiese cristiane e nel mondo musulmano
Mons. Luca Bressan, Vicario Episcopale
Cristina Arcidiacono, Pastora della Chiesa Battista di Milano,
Martino Diez, Direttore scientifico della Fondazione Internazionale Oasis
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Venerdì 2 ottobre: primo venerdì del mese in Chiesa
9.00 : S. Messa, adorazione personale - 11.15 : Ora Media e Benedizione
18.30 - 20.00 : Celebrazione Penitenziale Comunitaria e Confessioni individuali
Ore 17, in Oratorio, 1° Incontro del Gruppo MEDIE
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Sabato 3 ottobre, ore 11.30: Battesimo di DIAFANI Gregorio Alessandro
ore 21, nella Chiesa del Fopponino: “LAUDATO Sii, Mi’ SIGNORE”
Canti in onore di san Francesco – A cura del Coro parrocchiale
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DOMENICA 4 OTTOBRE:
FESTA PATRONALE di S. FRANCESCO d’ASSISI
ore 11, sul sagrato, Benedizione e Apertura della Porta Centrale della Chiesa
Solenne Celebrazione Eucaristica presieduta dall’Arcivescovo
S. Ecc. Mons. MARIO DELPINI
poi sul sagrato, saluto e ringraziamento all’Arcivescovo e … aperitivo!
ore 16.30: al Fopponino, Battesimo di CRIVELLI Leticia Sofia

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