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  • Immagine del redattoreFopponino Milano

Preghiera comunitaria - 2° incontro

Qui puoi trovare il testo della preghiera del secondo incontro di preghiera comunitaria mensile. Ti aspettiamo martedì 7 novembre, in chiesa parrocchiale, alle ore 20.45


Parrocchia S. Francesco d’Assisi al Fopponino

in preghiera


Il perdono,

un cammino di liberazione


“Crocifissione bianca” ( 1938)- Marc Chagall- The Art Institute di Chicago"

(l'immagine è stata presa dal web, i diritti appartengono al proprietario)



“Il potere di fermare il male “


Martedì 7 Novembre 2023 ore 20,45



ENTRIAMO IN PREGHIERA

Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo

(facciamo un segno della croce ampio, che prenda il nostro corpo come un abbraccio )


Cerchiamo il silenzio nei nostri cuori e nelle nostre menti, ascoltiamo il nostro respiro, la vita che scorre in noi, rilassiamo i muscoli contratti, le tensioni nel viso e nelle mani, lasciamo gentilmente andare i pensieri che ci danno fastidio, ogni volta che tornano. Troviamo una posizione confortevole che ci aiuti a stare, concentrati, con la consapevolezza che siamo alla presenza del Signore, nostro Dio.


Invochiamo insieme lo Spirito Santo lasciando che lo Spirito parli in noi e per noi.

- Signore, ti preghiamo di darci in dono stasera lo Spirito Santo, per poter orientare tutti noi stessi all’ascolto di ciò che vorrai sussurrare a ciascuno di noi.

- Signore, aiutaci a far silenzio intorno e dentro di noi, a trovare lo spazio dove stare solo con Te. Donaci la percezione del Tuo sguardo di amore su di noi.


In preghiera, guardiamo ora il quadro e lasciamo che il Signore ci parli attraverso le immagini e la storia che ci ha preceduti.

Ci accompagna questa sera la “Crocifissione Bianca” di Chagall, il quadro preferito da Papa Francesco 😊.

Abbiamo più volte incontrato Chagall nelle nostre preghiere comunitarie. Nasce nel 1887 in Bielorussia, o “Russia Bianca”, così chiamata per il colore degli abiti tradizionali e religiosi di questo piccolo popolo, con il nome di Moshe Shagal, da una famiglia ebraica di piccoli mercanti, a Vitebsk, all’epoca una piccola e prospera cittadina, il cui circondario subiva le scorrerie dei Cosacchi che, fin dal 1881, minacciavano la popolazione ebraica distruggendo sinagoghe, villaggi e depredando le famiglie yddish. Anni feroci e difficili. La memoria di tanti eventi, mescolata forse a fantasie e immaginazioni, plasmano la sua arte. L’esserne consapevole lo fa divenire il pittore errante del mondo delle favole ( La Fontaine e poi “Le Mille e una Notte ) e della Bibbia ( “l’alfabeto colorato in cui ho intinto i miei pennelli” dice ), capace di poesia e delicatezza anche nella cruda denuncia del male universale, che contempliamo questa sera.

Nel 1938 Chagall, ebreo, dipinge la Crocifissione bianca. Il 1938 è un anno spaventoso per l’Europa, coinvolta in qualcosa di molto simile ad una apocalisse biblica. Il 1938 è l’anno della Notte dei Cristalli di Berlino, data che ricorrerà tra due giorni (9-10 novembre). Migliaia di negozi, sinagoghe e abitazioni private di ebrei vennero distrutte in tutto il Terzo Reich; il bilancio delle vittime fu di quasi duemila persone. Storia di sempre, del male universale, della follia distruttiva dell’uomo.

Chagall è a Parigi, impaurito, braccato, come spesso nella sua vita. È però artista della speranza, capace di una pittura sospesa tra il riso e il pianto, perché sente che il sorriso è la “via” per capire la vita e per entrare nel Olam Habà, il “mondo a venire”. Come il profeta Elia parla del “sorriso di Dio”, così Chagall con la sua arte vuole rasserenare gli animi, dipinge la Speranza in Dio e nell’Amore e nella buona volontà dell’uomo di resistere e andare avanti.

Chagall sceglie la crocifissione, che è il soggetto più tragico della storia dell’arte, per “rappresentare” il dolore universale. Il dipinto si sviluppa in schema circolare con al centro la Croce e Cristo crocefisso, attorno a cui si snodano gli episodi narrativi (la distruzione del villaggio, i saggi ebrei che si disperano, l’incendio della Sinagoga, i profughi sulla barca, l’Ebreo Errante…). Mettendo un Cristo ebreo al centro della scena, Chagall non racconta soltanto la storia degli ebrei, ma denuncia e mette in guardia sulla follia di ogni violenza e mancanza di pietà.

Nonostante il suo titolo, il colore bianco è solo parzialmente presente, reso con una pastosità particolare. Il Cristo è illuminato da un fascio di luce netto, che viene da destra, una luce polverosa, nebulosa, che non riesce a dipanare completamente le aree periferiche dell’opera soffocate da un’oscurità sporca, fuligginosa. In questi bordi anneriti avvengono, secondo uno schema “a vortice”, le scene dell’umana sofferenza, le storie drammatiche dell’esodo e della persecuzione, della morte e della distruzione. La luce è quella di Dio che illumina Gesù, essendo Egli “la luce del Mondo” e si rivela in un chiarore denso che, in mezzo a tanta sofferenza, indica agli uomini l’unica possibilità di salvezza.

Chagall parla in questo quadro dei valori del Sacro, ci parla di Dio. Dipinge la Crocifissione, non perché vuole esemplificare il concetto di estrema sofferenza, ma perché ci vuole indicare come unica via di salvezza la speranza in Dio, la ferma risoluzione di non rispondere al male.

Questa Crocifissione giudaico-cristiana, mostra un dolore pieno di serenità. La calma e la serenità del Gesù di Chagall, crocifisso in mezzo al Caos, è l’indice di come il dolore si possa vivere con l’assoluta fiducia in Dio e con la certezza che noi possiamo vincere il male con il sorriso. “Questa è la speranza: vivere protesi verso la rivelazione del Signore, verso l’incontro con il Signore”, dice il Papa, e nonostante le tribolazioni della nostra vita, la speranza è “buttare un’ancora all’altra riva”


Chiediamo questa sera la grazia di avere la consapevolezza della libertà che abbiamo di non rispondere al male con il male e di avere la Speranza che ci aiuti a buttare un’ancora all’altra riva

- Spirito Santo, donaci la Speranza capace di affrontare l’insopportabile della morte e l’insopportabile della vita, con la responsabilità della prossimità, con la dedizione della misericordia, con la resistenza nell’operare per la pace, la giustizia, per un mondo abitabile e per una vita desiderabile.

- Spirito Santo donaci la consapevolezza delle nostre pulsioni distruttive, così che possiamo trasformarle volutamente in intenzioni di bene.

Facciamo silenzio dentro di noi e lasciamo che lo Spirito ci guidi

(facciamo un tempo di silenzio volendo facendoci accompagnare da Ludovico Einaudi – Experience https://www.youtube.com/watch?v=O9wjmEhMKFw)

Dal Vangelo di Marco 11, 11-25 [Dopo essere stato acclamato dalla folla, Gesù] entrò a Gerusalemme, nel tempio. E dopo aver guardato ogni cosa attorno, essendo ormai l'ora tarda, uscì con i Dodici diretto a Betània. La mattina seguente, mentre uscivano da Betània, ebbe fame. E avendo visto di lontano un fico che aveva delle foglie, si avvicinò per vedere se mai vi trovasse qualche cosa; ma giuntovi sotto, non trovò altro che foglie. Non era infatti quella la stagione dei fichi. E gli disse: «Nessuno possa mai più mangiare i tuoi frutti». E i discepoli l'udirono. Andarono intanto a Gerusalemme. Ed entrato nel tempio, si mise a scacciare quelli che vendevano e comperavano nel tempio; rovesciò i tavoli dei cambiavalute e le sedie dei venditori di colombe e non permetteva che si portassero cose attraverso il tempio. Ed insegnava loro dicendo: «Non sta forse scritto: La mia casa sarà chiamata casa di preghiera per tutte le genti? Voi invece ne avete fatto una spelonca di ladri!». L'udirono i sommi sacerdoti e gli scribi e cercavano il modo di farlo morire. Avevano infatti paura di lui, perché tutto il popolo era ammirato del suo insegnamento. Quando venne la sera uscirono dalla città. La mattina seguente, passando, videro il fico seccato fin dalle radici. Allora Pietro, ricordatosi, gli disse: «Maestro, guarda: il fico che hai maledetto si è seccato». Gesù allora disse loro: «Abbiate fede in Dio! In verità vi dico: chi dicesse a questo monte: Lèvati e gettati nel mare, senza dubitare in cuor suo ma credendo che quanto dice avverrà, ciò gli sarà accordato. Per questo vi dico: tutto quello che domandate nella preghiera, abbiate fede di averlo ottenuto e vi sarà accordato. Quando vi mettete a pregare, se avete qualcosa contro qualcuno, perdonate, perché anche il Padre vostro che è nei cieli perdoni a voi i vostri peccati».

Riflessione


Ci siamo lasciati l’ultima volta dopo aver contemplato il Sogno di Dio per noi. Un mondo giusto, equo, fraterno, dove la natura è rispettata e curata, i fratelli accolti e sorretti, i torti rimessi, i debiti cancellati. E un po’ ci siamo domandati, con Gauguin “Sogno o realtà?”. Sogno…abbiamo forse pensato. E magari un po’ di frustrazione ci ha preso, o a volte ci prende, di fronte alle ingiustizie, al male… Davanti a guerre che diventano sempre più ampie e vicine, a catastrofi ambientali di dimensioni e frequenza incrementale, all’evidenza di divari sociali sempre maggiori .…. Non si possono chiudere gli occhi. E allora apriamoli gli occhi e guardiamo Gesù. Lasciamo che il Maestro ci insegni. Ai suoi piedi proviamo a pacificarci e ascoltarlo. Possibile che Dio abbia promesso invano? Possibile che Gesù maledica un fico, maledica la creazione?

Gesù ha fame, forse non è il solo ad avere fame, forse ne hanno anche i suoi discepoli dopo una notte passata a Betania probabilmente digiuni, arrivati tardissimo dal Tempio di Gerusalemme, dove già Gesù ha visto con rammarico come trattano la casa di Suo Padre. E il fico non ha neppure un frutto. Rabbia…. Delusione e rabbia e fame. E Gesù maledice il fico con parole durissime. Il fico si secca. Come può Gesù maledire la creazione? Per altro ingiustamente dato che il fico non ha frutti perché non è la sua stagione… e il Vangelo che lo dice chiaramente!! Cosa ci vuole dire Gesù?

Forse Gesù “interpreta”, “mette in scena”, la rabbia dei suoi discepoli, sicuramente la mia, di quando ho fame e non mi viene dato quello che voglio. Una rabbia che mi spingerebbe a distruggere qualcosa, fisicamente o a parole. Gesù ci dice chiaramente che l’uomo, fatto poco meno degli angeli, ha un potere immenso, sulla creazione e sui fratelli. Ha persino il potere di distruggere, se lo vuole, perché creato libero. Ma va avanti ad insegnare Gesù; entra nel tempio e combatte le cose che gli sembrano sbagliate, senza farsi “mangiare” dalla rabbia, ma certamente con fermezza, decisione, schieramento totale. Senza però maledire. Gesù ci sta forse dicendo che il potenziale distruttivo che abita in noi è una dimensione che va esplorata e conosciuta. Entrare in contatto con il male che realmente possiamo compiere è un passaggio necessario per generare l’intenzionalità del bene. Conoscersi nella propria possibilità di compiere il male permette al cuore di creare un’opzione realistica di come potrebbe vivere in quella circostanza. E allora, forse, un cuore allenato a esplorare questa possibilità, può decidere liberamente di non agirla, assorbendo il male ricevuto e riversando nel mondo il bene.

Abbiamo letteralmente il potere di fermare il male.

E Gesù ci esorta a perdonare sempre prima di pregare, prima di desiderare, esorta a mettersi cioè in quello stato di pace che libera gli altri e noi stessi dalla schiavitù delle nostre pulsioni negative e distruttive. E solo allora la nostra preghiera sarà una sinfonia che genera bellezza.

Il perdono che Gesù propone non coincide con il far finta di niente o pretendere di cancellare quello che è stato, di minimizzare quanto è accaduto. È piuttosto un prendere consapevolezza del male con cui potrei rispondere al torto subìto e decidere di non agirlo. È così che diventiamo “signori” della nostra vita. Il perdono che Gesù propone è il modo in cui l’uomo diventa finalmente sé stesso.

Silenzio . (facciamo un tempo di silenzio volendo facendoci accompagnare da Ludovico Einaudi – Experience https://www.youtube.com/watch?v=O9wjmEhMKFw)


Preghiamo insieme a cori alterni il Salmo 8


O Signore, nostro Dio, quanto è grande il tuo nome su tutta la terra: sopra i cieli si innalza la tua magnificenza.

Con la bocca dei bimbi e dei lattanti affermi la tua potenza contro i tuoi avversari, per ridurre al silenzio nemici e ribelli.

Se guardo il tuo cielo, opera delle tue dita, la luna e le stelle che tu hai fissate,

che cosa è l'uomo perché te ne ricordi e il figlio dell'uomo perché te ne curi?

Eppure l'hai fatto poco meno degli angeli, di gloria e di onore lo hai coronato:

gli hai dato potere sulle opere delle tue mani, tutto hai posto sotto i suoi piedi;

tutti i greggi e gli armenti, tutte le bestie della campagna;

Gli uccelli del cielo e i pesci del mare, che percorrono le vie del mare.

O Signore, nostro Dio, quanto è grande il tuo nome su tutta la terra.


Gloria al Padre…


Libera condivisione


Padre nostro ...


Benedizione



Per pregare ancora

Dalla catechesi di papa Francesco in “Fratelli tutti”


Nell’enciclica il sogno di Dio per noi si concretizza nell’aspirazione a una fraternità

universale, nel riconoscimento del valore dell’essere umano creato da Dio, sempre e in ogni circostanza. Sogniamo insieme, dice il papa nell’introduzione, “come un’unica umanità, come viandanti della stessa carne umana, come figli di questa stessa terra che ospita tutti noi”. Se questa impostazione può essere condivisa teoricamente nella concretezza dei nostri giorni assistiamo a lacerazioni impressionanti del tessuto umano. Se la costruzione dell’Europa Unita, una maggiore integrazione dei paesi latino americani, alcuni processi di pacificazione sembravano essere passi di un cammino orientato a un bene comune ora assistiamo a conflitti devastanti in tante parti del mondo che ci interpellano personalmente. “Si accendono conflitti anacronistici che si ritenevano superati, risorgono nazionalismi chiusi, esasperati, risentiti e aggressivi. In vari Paesi un’idea dell’unità del popolo e della nazione, impregnata di diverse ideologie, crea nuove forme di egoismo e di perdita del senso sociale mascherate da una presunta difesa di interessi nazionali.” (11) Non è possibile chiuderci nel nostro privato e fermarci. “Il bene, come l’amore, la giustizia e la solidarietà non si raggiungono una volta per sempre ma vanno conquistati ogni giorno …tenendo conto che molti dei nostri fratelli soffrono situazioni di ingiustizia”. (11) La dimensione comunitaria dell’esistenza è spesso debole mentre si sviluppano forme di apertura al mondo che sono in realtà solo dipendenti dagli interessi dell’economia e della finanza transnazionale. Il papa cita poi molti altri motivi di grave preoccupazione, la fine di una coscienza storica, la cultura dello scarto, il non rispetto dei diritti umani universali, la mancanza di progetti comuni e condivisi, le migrazioni, l’intolleranza…tutte ombre che costituiscono parte della concretezza della nostra vita. Ma è in questo quadro che l’accento va poi posto sulla speranza che deve guidare la nostra strada. “La speranza ci parla di una realtà che è radicata nel profondo dell’essere umano, indipendentemente dalle circostanze concrete e dai condizionamenti storici in cui vive. Ci parla di una sete, di un’aspirazione, di un anelito di pienezza, di vita realizzata, di un misurarsi con ciò che è grande, con ciò che leva lo spirito verso cose grandi, come la verità, la bontà e la bellezza, la giustizia e l’amore.”(55)

 

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