Preghiera comunitaria - 6° incontro anno pastorale 2025-2026
- Fopponino Milano
- 2 giorni fa
- Tempo di lettura: 9 min
Qui puoi trovare il testo della preghiera di martedì 10 marzo 2026, alle 19, nella cripta della chiesa sotto l’altare maggiore
Parrocchia S. Francesco d’Assisi al Fopponino
in preghiera
Sia Fatta la Tua Volontà

“Madre con bambino” Pablo Picasso (1902)
Fogg Art Museum, Cambridge, Massachusetts, USA
“Giustizia”
ENTRIAMO IN PREGHIERA
Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo
(facciamo un segno della croce ampio, che prenda il nostro corpo come un abbraccio )
Continuiamo il nostro percorso per imparare a entrare e a stare in preghiera.
Ci accompagna questa sera Pablo Picasso, con un quadro del suo periodo blu. Un periodo di riflessione, anche di tristezza forse. Il blu, per Picasso, evoca il “freddo”, quel senso di brivido che lui sente nel guardare la solitudine, la povertà, la malattia e la vecchiaia delle periferie dell’esistenza.
“Madre con Bambino” nasce da una riflessione che inizia nell’estate del 1902, quando Picasso visita per la prima volta il carcere femminile di Saint-Lazare.
La prigione altro non è che il prodotto della trasformazione di una città, che in una corsa verso la modernità (che non avrebbe più avuto fine), nel tentativo di attuare un piano urbanistico di benessere, porta a un cambiamento radicale della comunità e dell’ambiente.
L’elettricità, i mezzi di trasporto, il cinema, una crescente “febbre del consumo”, i divertimenti, la ricchezza, aumentano l’attrattività della città e sicuramente il benessere per alcuni, ma dividono la popolazione in due; da una parte coloro che si possono permettere ancora di vivere in una città divenuta costosissima e dall’altra chi non può più.
L’estrema povertà delle classi più deboli induce molte donne alla prostituzione e questo, a sua volta, favorisce la diffusione di malattie veneree.
Le prigioniere di Saint-Lazare sono spesso, proprio, ex-prostitute malate.
Quello che però turba Picasso più di ogni cosa sono i bambini di queste donne, con loro nelle celle. E questa giovane donna è una di loro. La si riconosce per il copricapo bianco che era la divisa del carcere. Lo si intuisce dallo sfondo, scarno e buio, che sapientemente in modo sintetico sembra rimandare ad uno spazio angusto, buio, ad una cella in un carcere.
Eppure questa immagine è permeata da un senso di speranza, da un abbraccio altro che avvolge la donna che stringe il bimbo, un senso di speranza forse suggerito anche dall’allusione evidente alla Madonna col Bambino.
Quando entro in preghiera, quando davvero sono con il Signore, ho spento i rumori, soprattutto quelli del mio pensare, del mio voler capire, del mio rimuginare, quando ho lasciato che il mio corpo possa stare così come è e come si sente, quando ho almeno socchiuso la porta al Mistero ... allora la nube di Dio non può che posarsi su di me e consolarmi.
Consolarmi anche se sto piangendo in preghiera perché ho visto il male che ho fatto o mi hanno fatto, consolarmi anche quando ho paura, ho dolore da tutte le parti… Consolarmi quando sono nella miseria o nella solitudine, consolarmi. La preghiera consola sempre, rafforza la mia consolazione quando sono nella gioia, mi consola ugualmente quando sono nell’afflizione.
Ogni volta che entro davvero in preghiera entro in un abbraccio.
Ed è quello che questo quadro ci mostra. Un abbraccio caldo e luminoso che avvolge con braccia salde e tenere la madre e il bimbo, insieme, mentre si abbracciano, in una cella buia.
Che questo periodo di quaresima possa essere davvero un momento di dedizione all’esercizio del silenzio, per entrare in preghiera e lì sostare. Indipendentemente dalle circostanze. Accompagnando il nostro Signore nel periodo più difficile della Sua vita.
“Signore, in questo tempo di cammino verso la Tua Pasqua, ti offro il mio misero impegno a trovare tempo di sostare con Te dentro il mio correre quotidiano, a fare silenzio e a mettere tutto me stesso alla Tua presenza. Insegna al mio cuore a riposare nel tuo abbraccio.
Abbracciami, Dio dell'eternità, rifugio dell'anima, grazia che opera. Riscaldami, Spirito Santo, fuoco che libera, e aiutami a sollevare gli antichi frontali delle mie porte perché Tu possa entrare. Insegnami a conoscerti perché possa davvero seguirti.
Facciamo silenzio dentro di noi e lasciamo che lo Spirito ci abiti
Prima di entrare nel testo biblico chiediamo la grazia per questa preghiera
“Spirito Santo, aiutaci a vivere una giustizia che sia la Tua giustizia.
Aiutaci ad aprire il cuore e la mente e a superare gli schemi del legalismo, senza confondere mai il male per bene. Facci tuoi guerrieri rivestiti della armatura che ci doni nella preghiera, saldi contro le insidie del nemico, la Verità per cintura ai nostri fianchi, la corazza della Tua giustizia sul cuore, lo zelo del vangelo della pace ai piedi e con in mano lo scudo delle fede in Te.”
Matteo 3, 13-17 In quel tempo Gesù dalla Galilea andò al Giordano da Giovanni per farsi battezzare da lui. Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Io ho bisogno di essere battezzato da te e tu vieni da me?». Ma Gesù gli disse: «Lascia fare per ora, poiché conviene che così adempiamo ogni giustizia». Allora Giovanni acconsentì. Appena battezzato, Gesù uscì dall'acqua: ed ecco, si aprirono i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio scendere come una colomba e venire su di lui. Ed ecco una voce dal cielo che disse: «Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto». |
Riflessione
Giustizia, una parola importante, con una grande valenza sia culturale sia esistenziale. Un concetto immenso verso cui però, inevitabilmente, orientiamo il nostro agire e il nostro sentire.
Ma che cosa significa giustizia per noi?
Oggi, nella lingua italiana viene prevalentemente inteso come una virtù sociale “che consiste nella volontà di riconoscere e rispettare i diritti altrui attribuendo a ciascuno ciò che gli è dovuto secondo la ragione e la legge”.
Questa definizione è basata sulle accezioni distributiva (a ciascuno) e retributiva (secondo quanto gli è dovuto), molto connaturate con la nostra cultura ma che corrisponde poco a come la Bibbia intenda la giustizia. Per la cultura ebraica delle Sacre scritture la giustizia non comporta sempre una retribuzione e spesso neppure una “persona” singola. Sono le relazioni e il modo di vivere le relazioni che concretizzano e indicano la natura stessa della giustizia. Giusto è colui che si sente in rapporto con l'altro, perché non lo reputa un estraneo, ma un figlio di Dio, come lui. Giusto è colui che è fedele alle promesse fatte e ricevute, che agisce con misericordia e perdona. E poiché nella cultura e nella lingua ebraica non esistono concetti astratti, come per noi, i termini che noi sentiamo come concetti, idee o ideali, come giustizia o sapienza, hanno qui sempre un significato concreto, riflettono un “sapere fare”, un “sapere vivere”. E quindi il termine giustizia non è un atteggiamento morale e per noi purtroppo spesso anche moralistico, ma di uno stato di “salute”, di vita, piena ed integra.
Nel testo dell’AT la radice tsdq - un atteggiamento retto che conduce all'ordine – da cui i sostantivi tsedeq/ tsedaqah con cui viene resa la giustizia, è presente 523 volte; il 70% nella Torah, la Legge che salvaguardia la comunità e la vita nella pace e le restanti nei Profeti, i grandi difensori della giustizia sociale, dell’equità economica, del rispetto dell’altro e della difesa della dignità umana.
Nel NT i termini del campo semantico giustizia partono invece dalla radice *dik-/ deik-, il cui valore fondamentale è "indirizzare, mostrare, stabilire", significato che è illustrato dal gesto dello stendere la mano, un gesto di apertura verso Dio e verso gli altri. Ha il significato di giustificare ma anche essere giustificato e ricorre 296 volte.
Insomma nella Bibbia la giustizia è riproposta ben oltre 800 volte!! Non si può certo ignorare allora che questo sia un punto, se non il punto, della Volontà di Dio.
Essere giusti, una sfida. Epocale e sempre attuale.
Ma come viverla? Possiamo allora farci guidare dal modello proposto dal Dio del Sinai e da Gesù e questa sera lo facciamo meditando con il vangelo secondo Matteo, il vangelo detto “Vangelo della giustizia”, il Vangelo che noi ricordiamo per il grande discorso della Montagna, che ci invita a superare la Legge senza perderne neppure uno iota ( ... è scritto non uccidere, ma io dico ...). Ma di questo Vangelo questa sera prendiamo solo le prime parole che Gesù pronuncia e guardiamo come agisce, concretamente, meditiamo il suo “biglietto da visita”.
Siamo al Giordano, sul liminare del deserto, una voce grida conversione, ascolta confessioni di peccati, apostrofa gli ipocriti e immerge nell’acqua in attesa del soffio dello Spirito e del fuoco dell’amore. Ci dicono gli storici che Gesù è stato quasi sicuramente uno dei discepoli di Giovanni, ma in questo momento è di fronte alla “sua” chiamata. Gesù ha trent’anni, è un uomo ormai maturo, si è preparato nel silenzio, nel lavoro in famiglia, nella vita comunitaria, nello studio delle scritture alla sinagoga di Nazareth. È giunto a discernere di essere figlio del Padre, la sua vocazione è essere il Figlio inviato.
Il battesimo nell’acqua era un rito praticato soprattutto nelle zone vicino al Giordano, vicino a Qumran, dove sappiamo si erano da qualche tempo insediati dei giudaismi alternativi a quelli di Gerusalemme, prima gli enochiti poi gli esseni e Giovanni il Battista è sicuramente vicino a questi movimenti. Movimenti che predicavano e credevano che l’arrivo del Messia fosse imminente. Giovanni sta annunciando proprio questo, l’arrivo imminente del Messia, del cambiamento, della giustizia e … del giudizio. Giovanni esorta quindi a purificarsi per prepararsi al giudizio del Messia. Chi si immergeva sott’acqua lasciando l’uomo vecchio, usciva come uomo nuovo, cioè prendeva la decisione di cambiare vita, di convertirsi.
Ma allora perché il Messia stesso dovrebbe immergersi? È questa la ragione che fa scattare Giovanni il Battista … “tu? Immergerti tu? Ma che senso ha? Sei tu il Messia… e io sono meno di Te. Tu mi chiedi il battesimo ?”. Giovanni è spiazzato.
La risposta di Gesù spiazza ancora di più : “perché adempiamo così ogni giustizia, perché si compia la giustizia di Dio “
Giustizia, giustificato, nella giusta posizione ...
Sembra dire Gesù “Io devo essere battezzato perché dobbiamo metterci nella giusta posizione fra noi“.
Certamente Gesù si fa battezzare per scendere negli abissi del nostro peccato e portarci fuori, ma … è la giusta posizione che ci sta mostrando … “Io non sono il Dio che ti è superiore. Io sono a fianco a te, alla pari con te. Voi ragionate di sopra e sotto. Io sono qui per farvi uscire da questa logica”.
Il Dio Emmanuelle.
Ma allora io, tu, noi siamo chiamati a essere come Gesù, nessuno è di più, nessuno è di meno… Una incredibile svolta, una incredibile presa di coscienza e assunzione di responsabilità. Nessuno è sopra, nessuno da meno.
Gesù ci mostra il volto del Padre, di un Dio che ci dice che la giusta posizione, la giustizia di Dio è che tu sei una meraviglia e che tutti sono una meraviglia. Allora la giustizia è vedere la meraviglia in tutti, senza schemi retributivi.
La giusta posizione. Questa è la giustizia. Come Lui, fratelli e sorelle…
Giovanni allora lascia fare, tace, non si oppone più.
Immerso da questa obbediente sottomissione di Giovanni, Gesù esce dall’acqua e vede – lui solo – lo Spirito di Dio discendere e posarsi sopra il proprio capo. La voce udibile da tutti, chiara e forte ci dice: “Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento”. Ci dice che in quell’uomo c’è il beneplacito di Dio, c’è l’uomo come Dio ha sempre voluto che fosse, c’è il volto di Dio come ha sempre voluto manifestarsi all’umanità.
Chi vive nel tentativo di esprimere davvero la sua umanità aimmagine di Dio e nel rispetto della Sua volontà, deve necessariamente chiedersi, con uno slancio appassionato ed incessante, chi sia l'altro, quali siano i diritti fondamentali della sua personalità più autentica e deve battersi perché non avvenga che essi siano in alcuna maniera diminuiti o coartati. Chi vuole tentare di essere giusto deve anzitutto far riferimento al modello di giustizia come fedeltà alla scelta d'amore a favore degli esseri umani. Il modello del Dio del Sinai e di Gesù Cristo.
Silenzio (facciamo un tempo di silenzio volendo facendoci accompagnare
da Ludovico Einaudi – I giorni https://www.youtube.com/watch?v=Uffjii1hXzU)
Preghiamo il Salmo 84/85
Ascolterò che cosa dice Dio, il Signore
egli annunzia la pace per il suo popolo, per i suoi fedeli,
per chi ritorna a lui con tutto il cuore.
La sua salvezza è vicina a chi lo teme
e la sua gloria abiterà la nostra terra.
Misericordia e verità s'incontreranno,
giustizia e pace si baceranno.
La verità germoglierà dalla terra
e la giustizia si affaccerà dal cielo.
Quando il Signore elargirà il suo bene,
la nostra terra darà il suo frutto.
Davanti a lui camminerà la giustizia
e sulla via dei suoi passi la salvezza.
Misericordia e verità s'incontreranno, giustizia e pace si baceranno
Gloria al Padre...
Padre nostro...
Per pregare ancora
ll silenzio è dentro di te,
nelle tue profondità:
non è né muto, né vuoto
e per questo va ascoltato.
Non cercarlo fuori perché senza il silenzio interiore
tutto è rumore, brusio oppure vuoto angosciante.
Il silenzio dentro di te ti permetterà di separare
la verità dalla menzogna.
(Enzo Bianchi)
«Vi sazierete delle sue consolazioni. Come una madre consola un figlio, così io vi consolerò»
(Is 66,11.13)
Consolazione è la felicità che porta il dolore con sé.
( Luis M. Martinez, Arcivescovo Città del Messico 1937-1956)
"Dicono che chiunque possa fuggire alle loro grinfie deve provare a farlo... Il buffo è che io non mi sento nelle loro grinfie, sia che io rimanga qui, sia che io venga deportata... mi sento soltanto nelle braccia di Dio".
(Etty Hillesum)



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