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Preghiera comunitaria - 7° incontro anno pastorale 2025-2026

  • Immagine del redattore: Fopponino Milano
    Fopponino Milano
  • 2 ore fa
  • Tempo di lettura: 7 min

Qui puoi trovare il testo della preghiera di martedì 12 maggio 2026, alle 19, nella cripta della chiesa sotto l’altare maggiore


Parrocchia S. Francesco d’Assisi al Fopponino

in preghiera


Sia Fatta la Tua Volontà

                        

 “Autoritratto con Cristo giallo” Paul Gauguin (1890) - Musée d'Orsay, Parigi


“Cercati e salvati”


ENTRIAMO IN PREGHIERA

Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo

(facciamo un segno della croce ampio, che prenda il nostro corpo come un abbraccio)


Siamo alla fine del nostro percorso per imparare a entrare in preghiera. Abbiamo provato a esercitarci nel creare quel silenzio orante che apre al poter percepire e vivere la presenza di Dio, in noi e nel mondo attorno a noi, abbiamo assaporato momenti di silenzio “fisico”, ma anche di silenzio del nostro vorticoso pensare, abbiamo lasciato emergere il “grido”, la preghiera, che sorge dalle viscere, naturale, ascoltando il nostro corpo e abbiamo meravigliosamente sperimentato la consolazione che ci viene donata quando entriamo nel nostro vero stato di preghiera. Una consolazione che pervade anche le notti più buie, un abbraccio che sorregge, una mano benedicente, sempre pronta a rialzarci. Abbiamo forse sentito aumentare l’amore per questo Dio che si fa uomo, cammina nella fatica, mangia, soffre, dorme, cammina ancora e sempre, che ci cerca e che alla fine muore. Come noi. E risorge, come è promesso a noi.

E forse questo ha mosso dentro di noi il desiderio di voler essere sempre più vicini a questo amico amato. Con Lui nella preghiera e non solo pregando Lui.

Ci accompagna in questo ultimo tratto di cammino Paul Gauguin e il suo misterioso “Autoritratto con Cristo giallo”.

È uno strano Cristo quello dipinto da Gauguin solo l’anno prima di questo autoritratto: un Cristo in croce in mezzo ai campi della campagna bretone, la campagna di Gauguin, trasposto spazio-temporalmente nell’oggi della vita del pittore, un Cristo estremamente vicino. Non sul Golgota, ma nel mezzo dei campi, giallo come il grano che lo attornia, frutto della terra e del lavoro dell’uomo.

Un Cristo presente.

E dopo un anno dall’aver dipinto questo Cristo giallo, Gauguin si inserisce nel quadro, ci entra proprio. Cristo prende un volto che assomiglia al suo, lì su quella croce. Nella parte destra della tela Gauguin ridipinge un vaso in terracotta su cui, pochi anni prima, aveva dipinto un suo autoritratto caricaturale, la rappresentazione della sua parte contorta, eccessiva, non risolta e faticosa. E in primo piano inserisce il suo volto reale, dipinto guardandosi allo specchio.  

Il braccio di Gesù sopra al suo capo, benedizione e accoglienza di tutto il suo essere.

Può aiutare questo quadro a provare a immaginarci in una preghiera dove il Signore è lì con noi e noi anche siamo con Lui per come siamo, con le nostre deformità o debolezze, con il nostro volto sovrapposto al suo, cercando di sentire cosa Lui sente e come Lui sente, a guardare con i Suoi occhi in primo piano anche il nostro vero volto e il mondo che ci circonda. Percependoci sempre e comunque amati fino a dare la vita.

Se sapremo custodire ogni giorno uno spazio di silenzio per restare con Lui davvero, la nostra intimità con il Signore crescerà e piano piano, come per tutti gli amici e gli amanti, un pochino cominceremo a somigliarci.


Signore, sono qui, con il mio misero amore, con il desiderio di stare davvero con Te, dove Tu cammini, dove Tu mangi e anche dove Tu soffri. Non so se ne sarò capace, ma se scappo per paura, per fatica, per disillusione, Ti prego, vienimi a cercare.


Facciamo silenzio dentro di noi e lasciamo che lo Spirito ci abiti.


Prima di entrare nel testo biblico chiediamo la grazia per questa preghiera

Spirito Santo, dono ineffabile del Padre e del Figlio, aiutaci a farci docili, a lasciarci accogliere, a lasciarci amare, a lasciarci perdonare e riportare a Casa”

Lc 15, 1-7

Si avvicinavano a lui tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: "Costui accoglie i peccatori e mangia con loro". Ed egli disse loro questa parabola:"Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova? Quando l'ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle,va a casa, chiama gli amici e i vicini, e dice loro: "Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta". Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione.

Riflessione

Siamo alla conclusione anche del nostro percorso di preghiera su ”La volontà di Dio” meditata attraverso le Scritture.

Una Volontà che abbiamo vista creatrice di un mondo bello, molto bello, di un “umano” molteplice e mai omologato, che diviene sé stesso solo quando in relazione e libero da condizionamenti e paure che rischiano di soggiogarlo e renderlo schiavo del potere, del denaro, dell’ambizione, o del “successo”, fino a ridurlo ad un dis-umano, infelice ed incompleto. Un umano creato per essere uomo davvero a immagine divina, creativo, che cammina verso l’eternità, che ama il fratello e per questo è “giusto” e opera nella vita con la giustizia di Dio.

La Volontà di Dio… una domanda immensa, ma una domanda che sta alla base della vita di ogni uomo che vuole essere davvero umano. Che sente le domande e le mozioni che sono insite nel suo cuore di uomo e le ascolta.

Creati per …. ?

Non abbiamo meditato dettami moralistici, ma una “Legge“ che rispetta la nostra identità di creature fatte a immagine di Dio, che è scritta nel nostro DNA, perché “ Tu sia felice” (Dt 6, 4). Quando non ascoltiamo questa nostra impronta divina siamo irrequieti, ansiosi, infelici, irrealizzati e per rezione diventiamo giudicanti, prepotenti, narcisisti fino a diventare violenti e omicidi.

Dio ci vuole felici in un mondo interamente rispettato, accudito e curato. Dio ci ha creati per il paradiso. “Paradiso”, “Eden”, un giardino lussureggiante dove Dio cammina con l’uomo. Quel giardino dell’origine nel quale Dio semina l’umanità, ma anche quello della fine, sulle labbra di Gesù crocifisso che chiama in paradiso il suo compagno di sofferenza, il “ladrone” che ha accanto. Ci vuole così. Fratelli tutti in un giardino meraviglioso.


Ma poi apriamo gli occhi e guardiamo il mondo e cosa ne abbiamo fatto.

Cosa che anche Dio fa e ha fatto. Piange su Gerusalemme Gesù, piange Dio, da sempre sul mondo mentre lavora incessantemente per condurre l’uomo nella storia; piange, ma rincuora, cammina con noi, richiama, persino supplica il suo popolo, fino ad arrivare a mandare suo Figlio. Incarnato, uomo come noi, perché nella sua umanità ci mostri e dimostri come si può vivere e costruire questo Giardino, come si può attraversare la fatica, il dolore, l’umiliazione e la morte vincendola. Perché Dio ci vuole felici. Salvati.

Preghiamo questa sera su una notissima parabola.

Gesù è già in cammino diretto a Gerusalemme, attraversa paesi e batte strade, accoglie chiunque incontri, insegna e racconta parabole. Non dà regole, racconta storie. Chiede una riflessione del cuore, chiede quell’ascolto interiore che permette di ritrovare la propria identità e riconoscere Dio in azione nella nostra vita.

Risponde ai Farisei che lo attaccano perché mangia, ride e accoglie peccatori e pubblicani: “Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova?”

Chi di noi?

Direi quasi nessuno. È uno spreco, non è efficiente, fa perdere tempo, rallentare è assolutamente anti-economico. Noi derubricheremmo la pecora persa nel capitolo “rischi d’impresa”.…

Chi di noi? Direi per la maggior parte delle volte NON io.

Ma Dio si. Dio sempre “perde” tempo, aspetta, rallenta, cerca tutti ed ognuno. Sempre.

Unico “vincolo”: essere una pecora.

Una pecora che docilmente si fa prendere sulle spalle e riportare al sicuro, a casa. “Quando il Figlio dell'uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria.  E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo” (Mt 25, 31-34).

Solo questo dobbiamo fare, farci “raccogliere” docilmente e prendere in spalla. Non ci sono chiesti eroismi o virtuosismi, ma solo di essere pecore docili ogni volta che sbagliamo strada. E Dio ci verrà a prendere di nuovo, fino all’ultimo giorno come per il ladrone crocifisso al suo fianco che entrerà con Lui in Paradiso.

Perché questa è la volontà di Dio: che tutti siamo salvati.


Silenzio (facciamo un tempo di silenzio volendo facendoci accompagnare

da Ludovico Einaudi – I giorni https://www.youtube.com/watch?v=Uffjii1hXzU)


Preghiamo il Salmo 139


Signore, tu mi scruti e mi conosci,

tu conosci quando mi siedo e quando mi alzo,

intendi da lontano i miei pensieri,

osservi il mio cammino e il mio riposo, ti sono note tutte le mie vie.


La mia parola non è ancora sulla lingua

ed ecco, Signore, già la conosci tutta.

Alle spalle e di fronte mi circondi

e poni su di me la tua mano.


Meravigliosa per me la tua conoscenza,

troppo alta, per me inaccessibile.

 Dove andare lontano dal tuo spirito?

Dove fuggire dalla tua presenza?


Se salgo in cielo, là tu sei;

se scendo negli inferi, eccoti.

Se prendo le ali dell'aurora

per abitare all'estremità del mare,


anche là mi guida la tua mano

e mi afferra la tua destra.

Se dico: "Almeno le tenebre mi avvolgano

e la luce intorno a me sia notte",


nemmeno le tenebre per te sono tenebre

e la notte è luminosa come il giorno;

per te le tenebre sono come luce.


Se salgo in cielo, là tu sei; se scendo negli inferi, eccoti


Gloria al Padre

Padre nostro

Per pregare ancora


La grandezza di Dio

Il mondo è carico della grandezza di Dio.

Darà fiamma, come fulmine da lamina vibratasi raccoglie a ingrandirsi,

come il gocciolio d’olio franto. Perché l’uomo ora non teme la sua verga?

Generazioni hanno pestato, pestato, pestato;

e tutto è seccato dal commercio; oscurato, macchiato dalla fatica;

e porta chiazze d’uomo e puzza d’uomo: il suolo

è nudo ora, né sente piede, perché calzato.

Ma non per questo la natura è spenta;

vive in fondo alle cose la freschezza più cara;

e sebbene l’ultima luce dal nero occidente se ne sia andata

oh, il mattino, dall’orlo bruno d’oriente, sgorga –perché lo Spirito Santo sopra il curvo

mondo cova con caldo petto e con oh! ali di luce.

(Gerard Manley Hopkins sj-1873 )

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