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  • Immagine del redattoreFopponino Milano

Preghiera comunitaria - 1° incontro

Qui puoi trovare il testo della preghiera del primo incontro di preghiera comunitaria mensile. Ti aspettiamo martedì 3 ottobre, in chiesa parrocchiale, alle ore 20.45


Parrocchia S. Francesco d’Assisi al Fopponino

in preghiera


Il perdono,

un cammino di liberazione


“Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?” ( 1897)- Paul Gauguin – Museo di Boston

(l'immagine è stata presa dal web, i diritti appartengono al proprietario)



“Il sogno di Dio per noi “


Martedì 3 Ottobre 2023 ore 20,45



ENTRIAMO IN PREGHIERA

Nel nome del Padre , del Figlio e dello Spirito Santo

(facciamo un segno della croce ampio, che prenda il nostro corpo come un abbraccio)

Facciamo silenzio nei nostri cuori e nelle nostre menti, ascoltiamo il nostro respiro, la vita che scorre in noi, rilassiamo i nostri corpi, le tensioni, i muscoli contratti. Troviamo una posizione confortevole che ci aiuti a stare, concentrati, con tutti noi stessi alla presenza del Signore.

Invochiamo insieme lo Spirito Santo lasciando che lo Spirito parli in noi e per noi.

- Signore, ti preghiamo di darci in dono stasera lo Spirito Santo, per orientare tutti noi stessi a Te. Aiutaci a far silenzio intorno e dentro di noi in questo tempo di preghiera. Ispira tu i nostri pensieri, sentimenti, desideri.

- Concedici Signore la grazia di poter percepire il Tuo sguardo di amore su di noi.


In preghiera ora, guardiamo il quadro e lasciamo che il Signore ci parli attraverso le immagini e la storia che ci ha preceduti.

Sogno o realtà? Paul Gauguin ci accompagna questa sera con le sue domande e la sua ricerca, che può essere anche la nostra. Sogno o realtà? La vita di Paul Gauguin è un infinito viaggio alla ricerca dell’origine, dell’essenza. Nasce nel 1848 a Parigi, figlio di un giornalista e di un’aristocratica sudamericana. Dopo solo un anno la famiglia, per motivi politici, si trasferisce in Perù e ritornerà a Parigi solo nel 1855. Dopo un anno come volontario in Marina nella guerra franco prussiana Gauguin torna a Parigi, ma a breve riparte. Cerca e viaggia, cambia casa e guarda il mondo. Danimarca, Martinica, di nuovo Parigi, Tahiti, di nuovo Parigi. E la Bretagna. Cerca in tutte le culture del mondo, inserisce nelle sue opere quanto lo ha colpito al cuore della pittura giapponese e cammina. In una nuova svolta supera la pittura degli Impressionisti, cerca qualcosa che sta al di là del canto delle apparenze e dell’attimo fuggente. A Tahiti e in Bretagna, terre ricche di suggestioni, di tradizioni popolari, di antichissime leggende, comincia a intuire “il primitivo”, ciò che sembra cancellato dalla civiltà industriale. Sogno o realtà?

E’ l’uomo delle domande, Gauguin. Osserva che la perdita del senso religioso della vita, il dominio della scienza e della tecnica creano un senso di profonda inquietudine. L’uomo è davvero un meccanismo biologicamente perfetto destinato al nulla? L’istante, come momento irripetibile, da vivere fino in fondo ha definitivamente cancellato il concetto di eternità? L’umanità deve affrontare una vita senza speranza?

Passa ad una pittura che lui stesso definisce “Sintetismo “; non si sofferma sui dettagli, sulle minute decorazioni, su ombre raffinate, tanto studiate da apparire vere come fanno gli altri pittori della sua epoca. Ma vuole invece offrire un’essenza, un concentrato della realtà vista con gli occhi del cuore.In questo quadro che ci accompagna questa sera proviamo a fermarci a meditare sulle 12 figure disposte all’interno di un paesaggio che appare magico, religioso.

Il primo dei dodici personaggi è un bambino abbandonato in un sonno innocente e spensierato. Lo proteggono due giovani donne dall’espressione serena. L’ultimo personaggio è invece una donna anziana che stringe tra le mani il viso. Il suo colore scuro e opaco sembra dirci della sua fatica del vivere la vecchiaia. C’è un uccello ai suoi piedi, bianco, come il colore del lutto, secondo la cultura polinesiana. Accanto dell’anziana, una giovane ricorda il passare del tempo. Al centro, la figura illuminata di un ragazzo nel pieno della forza e della giovinezza che coglie il frutto della vita dai rami alti di un albero. Il paesaggio che fa da sfondo ricorda un eden, il paradiso primitivo da sempre cercato e idealizzato da Gauguin; idoli provenienti da diverse culture convivono, serenamente, così come tutti sembrano vivere la loro vita con serenità. Non si colgono conflitti, nessuna differenza se non quella biologica tra le età o i sessi, non c’è affanno del domani, né desiderio di possesso. Una convivenza nel rispetto di tutti, nella pace e nella cura. “Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo?”

Per questo ci accompagna questa sera, nella prima sera di un percorso verso un Sogno, il Sogno di Dio per noi. Che c’è. A noi rendere il sogno realtà.

Chiediamo questa sera la grazia della Speranza, quella speranza cristiana che rimane anche quando la normale speranza umana svanisce. Quella speranza che ti porta avanti, che diventa pace e forza per realizzare il Sogno di Dio

- Spirito Santo, donaci la Speranza, la forza di vivere sapendo che si è già compiuto il disegno di Dio e lo vedrò.

- Spirito Santo, donaci la Speranza per affrontare l’insopportabile della morte e l’insopportabile della vita, con la responsabilità della prossimità, con la dedizione della misericordia, con la resistenza nell’operare per la pace, la giustizia, per un mondo abitabile e per una vita desiderabile.



Facciamo silenzio dentro di noi e lasciamo che lo Spirito ci guidi (facciamo un tempo di silenzio volendo facendoci accompagnare da Ludovico Einaudi – Experience https://www.youtube.com/watch?v=O9wjmEhMKFw)



Dal Libro del Levitico, dal capitolo 25 1 Il Signore disse ancora a Mosè sul monte Sinai: 2 «Parla agli Israeliti e riferisci loro: Quando entrerete nel paese che io vi dò, la terra dovrà avere il suo sabato consacrato al Signore. 3 Per sei anni seminerai il tuo campo e poterai la tua vigna e ne raccoglierai i frutti; 4 ma il settimo anno sarà come sabato, un riposo assoluto per la terra, un sabato in onore del Signore; non seminerai il tuo campo e non poterai la tua vigna. 5 Non mieterai quello che nascerà spontaneamente dal seme caduto nella tua mietitura precedente e non vendemmierai l'uva della vigna che non avrai potata; sarà un anno di completo riposo per la terra. 6 Ciò che la terra produrrà durante il suo riposo servirà di nutrimento a te, al tuo schiavo, alla tua schiava, al tuo bracciante e al forestiero che è presso di te; 7 anche al tuo bestiame e agli animali che sono nel tuo paese servirà di nutrimento quanto essa produrrà. 8 Conterai anche sette settimane di anni, cioè sette volte sette anni; queste sette settimane di anni faranno un periodo di quarantanove anni. 9 Al decimo giorno del settimo mese, farai squillare la tromba dell'acclamazione; nel giorno dell'espiazione farete squillare la tromba per tutto il paese. 10 Dichiarerete santo il cinquantesimo anno e proclamerete la liberazione nel paese per tutti i suoi abitanti. Sarà per voi un giubileo; ognuno di voi tornerà nella sua proprietà e nella sua famiglia. 11 Il cinquantesimo anno sarà per voi un giubileo; non farete né semina, né mietitura di quanto i campi produrranno da sé, né farete la vendemmia delle vigne non potate. 12 Poiché è il giubileo; esso vi sarà sacro; potrete però mangiare il prodotto che daranno i campi. 13 In quest'anno del giubileo, ciascuno tornerà in possesso del suo. 14 Quando vendete qualche cosa al vostro prossimo o quando acquistate qualche cosa dal vostro prossimo, nessuno faccia torto al fratello. 17 Nessuno di voi danneggi il fratello, ma temete il vostro Dio, poiché io sono il Signore vostro Dio. 18 Metterete in pratica le mie leggi e osserverete le mie prescrizioni, le adempirete e abiterete il paese tranquilli. 19 La terra produrrà frutti, voi ne mangerete a sazietà e vi abiterete tranquilli. 20 Se dite: Che mangeremo il settimo anno, se non semineremo e non raccoglieremo i nostri prodotti?, 21 io disporrò in vostro favore un raccolto abbondante per il sesto anno ed esso vi darà frutti per tre anni. 22 L'ottavo anno seminerete e consumerete il vecchio raccolto fino al nono anno; mangerete il raccolto vecchio finché venga il nuovo. 23 Le terre non si potranno vendere per sempre, perché la terra è mia e voi siete presso di me come forestieri e inquilini. 24 Perciò, in tutto il paese che avrete in possesso, concederete il diritto di riscatto per quanto riguarda il suolo. 25 Se il tuo fratello, divenuto povero, vende una parte della sua proprietà, colui che ha il diritto di riscatto, cioè il suo parente più stretto, verrà e riscatterà ciò che il fratello ha venduto. 26 Se uno non ha chi possa fare il riscatto, ma giunge a procurarsi da sé la somma necessaria al riscatto, 27 conterà le annate passate dopo la vendita, restituirà al compratore il valore degli anni che ancora rimangono e rientrerà così in possesso del suo patrimonio. 28 Ma se non trova da sé la somma sufficiente a rimborsarlo, ciò che ha venduto rimarrà in mano al compratore fino all'anno del giubileo; al giubileo il compratore uscirà e l'altro rientrerà in possesso del suo patrimonio. 35 Se il tuo fratello che è presso di te cade in miseria ed è privo di mezzi, aiutalo, come un forestiero e inquilino, perché possa vivere presso di te. 36 Non prendere da lui interessi, né utili; ma temi il tuo Dio e fa' vivere il tuo fratello presso di te. 37 Non gli presterai il denaro a interesse, né gli darai il vitto a usura. 38 Io sono il Signore vostro Dio, che vi ho fatto uscire dal paese d'Egitto, per darvi il paese di Canaan, per essere il vostro Dio. 39 Se il tuo fratello che è presso di te cade in miseria e si vende a te, non farlo lavorare come schiavo; 40 sia presso di te come un bracciante, come un inquilino. Ti servirà fino all'anno del giubileo; 41 allora se ne andrà da te insieme con i suoi figli, tornerà nella sua famiglia e rientrerà nella proprietà dei suoi padri. 42 Poiché essi sono miei servi, che io ho fatto uscire dal paese d'Egitto; non debbono essere venduti come si vendono gli schiavi. 43 Non lo tratterai con asprezza, ma temerai il tuo Dio. 55 Poiché gli Israeliti sono miei servi; miei servi, che ho fatto uscire dal paese d'Egitto. Io sono il Signore vostro Dio». Riflessione

Ci eravamo lasciati lo scorso anno contemplando Gesù che pregava per noi. Con la consapevolezza di essere stati “pregati”. Di essere stati pensati e voluti nella gioia e nella comunione. Ci eravamo divisi i pezzi del puzzle tratto dal quadro “Il Paradiso” di Marc Chagall per ricordarci vicendevolmente che siamo parte di questo paradiso, ma che occorrono tutti i pezzi per comporlo, che siamo una comunità, un “corpo” in cui ognuno è unico ed essenziale.

Ripartiamo da qui. Sì, non sembra forse leggendo le parole che sono piuttosto intransigenti e rigorose del Levitico, ma noi ripartiamo da qui.

Il Signore dice “Quando entrerete nel paese che io vi dò.”

Il paese che vi dò.

È l’unico verbo che non è declinato al futuro. Indicativo presente. Un sogno quello di Dio per noi, che è già realizzato; è al presente. Che bello!! Alla fine di ogni giorno della creazione nella Genesi si sente l’esclamazione “Che bello! “ . Buono, bello.

Tutti gli altri verbi in questo testo sono al futuro. Indicativo futuro, quindi altrettanto certo, ma da realizzare. Adesso tocca a noi.

Il paese che vi dò.

Un paese dove c’è rispetto per la natura, la terra, le piante, l’acqua. Un paese dove si dà il tempo alla terra di riposare e rigenerare per noi.

Nulla venduto per sempre. Non è nostro. Un paese dove si ha coscienza di essere custodi e non padroni. Un paese dove vivere “tranquilli”. E’ bello “ tranquillo “, in pace con gli altri e con se stessi , con fiducia, senza affanno. Certezza che si può vivere anche senza sfruttare tutto ciò che abbiamo intorno, natura o uomini. Perché Dio ha cura di noi.

Un paese dove nessuno è “schiavo” del lavoro che gli serve per vivere. Un paese dove se si cade in povertà si riceve aiuto da chi ha più di noi. Un paese dove l’equità e giustizia vanno a braccetto con la misericordia e la verità che hanno l’ultima parola. Un paese dove ognuno può vivere libero e con dignità, se anche con umiltà.

Un paese dove ci si ferma e si ha il tempo di dare tempo a Dio, di lodarlo e stare alla sua presenza.

E’ il settimo giorno, il giorno del compimento del disegno della creazione e della redenzione.

Basato sul perdono, sul condono. In tutto il Vangelo ritroveremo il verbo “perdonare”, quasi sempre reso con la parola greca aphiemi, che significa “rilascio, metto in libertà, rimando libero, condono, rimetto”.

Questo è il perdono che ci permetterà, se lo vogliamo, di rendere realtà il sogno di Dio per noi. Che è un sogno in cui ci vuole felici.

Non facciamo però sogni ad occhi aperti, fantasie che ci servono per non guardare la realtà, che invece va guardata con occhi ben aperti e cuore pronto. Questo settimo giorno non lo vediamo nel nostro mondo e non l’hanno visto i nostri padri, né i nostri nonni. È un viaggio quello verso questo paese e la sua realizzazione, che non possiamo certo fare con le sole nostre forze. Non ce la faremmo mai. Ma a Dio tutto è possibile e chiede la nostra collaborazione.

Preghiamo quest’anno sul perdono, sul perdonare e chiedere perdono, sull’accettare di essere perdonati. E chiediamo al Signore di guidarci in questo cammino della realizzazione di un paese di pace, dove vivere “ tranquilli”



Silenzio . (facciamo un tempo di silenzio volendo facendoci accompagnare per i primi minuti da Ludovico Einaudi – Experience https://www.youtube.com/watch?v=O9wjmEhMKFw doppio click sul link )


Preghiamo il Salmo 122


Quale gioia quando mi hanno detto:

«Andiamo alla dimora del Signore»


ed ecco i nostri piedi sono giunti

alle tue porte, Gerusalemme!


Gerusalemme è città ben costruita

in cui tutto è unità


è là che salgono le moltitudini

le moltitudini del Signore.

Là Israele testimonia la lode

del Nome del Signore


là sono posti i seggi per il giudizio

i seggi della casa di David.


Pregate per la pace di Gerusalemme:

«Sia pace a chi ti ama!


sia pace all’interno delle tue mura

tranquillità nelle tue case!».


Per amore dei miei fratelli e amici

io dirò: «Pace a te!»


per amore della dimora del Signore nostro Dio

cercherò il tuo bene!


Gloria ...



Libera condivisione


Padre nostro ......


Benedizione



Per pregare ancora

Dalla catechesi di papa Francesco in “Fratelli tutti”

“Da soli si rischia di avere dei miraggi, per cui vedi quello che non c’è, i sogni si costruiscono insieme”(Fratelli tutti, n. 8).

E’ proprio il desiderio di condividere un sogno la radice dell’enciclica “Fratelli tutti”.

“Un nuovo sogno di fraternità e di amicizia sociale che non si limiti alle parole”, un sogno da fare insieme “come un’unica umanità, come viandanti della stessa carne umana, come figli di questa stessa terra che ospita tutti noi, ciascuno con la ricchezza della sua fede o delle sue convinzioni, ciascuno con la propria voce, tutti fratelli!”

Quella del sogno è una categoria molto cara a papa Francesco. Non si tratta dell’evasione che fa perdere il contatto con la realtà della vita quotidiana: il sogno va invece nel senso di una visione capace di orientare, di indicare la direzione di marcia. Di spingere al cambiamento, di motivare in maniera concreta.

L’esame di realtà del nostro mondo conduce a rendersi conto che finora esso è andato in frantumi. Anzi ”la storia sta dando segni di un ritorno indietro (11)” rispetto a decenni in cui “ è sembrato che il mondo avesse imparato da tante guerre e fallimenti e si dirigesse lentamente verso varie forme di integrazione”(10). Così “i sentimenti di appartenenza a una medesima umanità si indeboliscono, mentre il sogno di costruire insieme la giustizia e la pace sembra un’utopia di altri tempi”.

La crudezza dell’analisi della realtà, delle sue contraddizioni e delle sue storture, dei guasti di un processo di globalizzazione che massifica e allo stesso tempo separa, non approda allo sconforto. L’ultima parola è infatti un invito alla speranza che ha una radice teologale.

È questa speranza la sorgente che continua ad alimentare l’impegno per cambiare rotta e a perseguire “il progetto di fratellanza, inscritto nella vocazione della famiglia umana”.

(Da "Introduzione a Fratelli Tutti" Giacomo Costa SJ)



 

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