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Preghiera comunitaria - 4° incontro anno pastorale 2025-2026

  • Immagine del redattore: Fopponino Milano
    Fopponino Milano
  • 2 giorni fa
  • Tempo di lettura: 8 min

Qui puoi trovare il testo della preghiera del quarto incontro di preghiera comunitaria mensile di quest'anno.

Ti aspettiamo martedì 13 gennaio 2026, alle 19, nella cripta della chiesa sotto l’altare maggiore


Parrocchia S. Francesco d’Assisi al Fopponino

in preghiera


Sia Fatta la Tua Volontà

                        

 

Rooms by the sea” Edward Hopper ( 1951)  

Yale University Art Gallery , New Haven, Connecticut 

 

“Una umanità molteplice”

 


 

ENTRIAMO IN PREGHIERA

Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo

(facciamo un segno della croce ampio, che prenda il nostro corpo come un abbraccio)

 

Ci accompagna questa sera per continuare nel nostro cammino verso quel silenzio che apre alla voce del Signore in noi, Edward Hopper il pittore dell’essenza del reale.

Dopo aver provato a fare silenzio creando momenti in cui i rumori e gli stimoli esterni si tacciono, si placa il nostro incessante pensare che a volte ci frastuona dall’interno, si scioglie e abbandona il nostro corpo trovando la posizione che sente sua, possiamo guardare questo quadro, forse, con sguardo capace di cogliere le “cose vere”.

L’interno di una casa, una porta spalancata sull’oceano.

Non sembra di percepire il rumore del mare, non ci sono presenze animate, ma c’è una stanza arredata in secondo piano. È una casa abitata... ma tutto è avvolto dal silenzio e sembra quasi di camminare in mezzo alla scena solcando una luce raggiante che proviene dall’esterno, una luce che entra attraverso questa porta finalmente spalancata su un mare di possibilità.

È quasi come se il confine del quadro non esistesse, come se ci rimandasse a qualcosa che non vediamo concretamente ma che possiamo immaginare, qualcosa di infinito. Un infinito spazio e una infinita attesa, misteriosa nell’oggetto e nella durata. La promessa di un altrove immaginabile ma non esattamente condivisibile.

È l’ingresso nel nostro stato di preghiera, quello spazio di attesa di un dono che non conosciamo e non è dettato dalle nostre aspettative, ma è pura gratuità e indicibile mistero.

Riprendiamo le istruzioni del Cardinal Martini da dove le abbiamo lasciate la volta scorsa:

“Se io mi metto nella posizione giusta per me in quel momento, se obbedisco al mio corpo, faccio silenzio e ascolto, a un certo momento sentirò che si forma in me un grido interiore […]. Potrà essere una frase evangelica: “Ti ringrazio, Padre, perché sempre mi ascolti” (Gv 11,41-42), “Signore, abbi pietà di me peccatore” (Lc 18,13), “Gesù, Figlio di Davide, abbi pietà di me” (Lc 18,38) … Sarà un’altra frase, forse un grido solo […].

È il “la”, il “tono” della mia preghiera. È là dove Dio mi vuole, entrando nel brano che poi pregherò non da qualunque porta, ma da quella giusta, che per me può essere la porta dell’adorazione del mistero, la porta di perdermi nell’infinita misericordia di Dio, oppure la porta della compunzione, o quella della intercessione per le persone che mi pesano addosso, che mi fanno stare male.

Spesso noi non entriamo nella preghiera perché non abbiamo trovato la porta giusta e battiamo i pugni contro il muro; allora ci saremo fatti dei meriti, ma non siamo entrati nella preghiera.”

Cerchiamo ogni volta che desideriamo pregare, incontrare il Signore, che tutto di noi stessi si abbandoni, che il nostro grido prorompa e spalanchi la porta da cui entrerà la luce dell’infinito mistero. Lasciamo spazio al nostro grido interiore. Possono scendere lacrime anche senza dolore o un sorriso anche senza ragione o ... ad ognuno il suo.  

Questo esercizio, nel tempo, con allenamento, ci porterà ad essere sempre più in obbediente ascolto dello Spirito che ci abita.


Di fronte al Signore, ora, e invocando lo Spirito Santo preghiamo:

     

“Spirito di Dio, tu che solo conosci il mio cuore: prega per me come il Padre vuole. Spirito Santo, aiutami a sentire il mio desiderio, il mio grido interiore, lascia che il mio corpo me lo suggerisca. Spirito Santo vieni in aiuto alla mia debolezza, alla mia rigidità, alla mia inutile sicurezza e insegnami a pregare. Ti offro Signore il mio corpo, docile nel silenzio. Perché Tu possa suggerirmi la Verità di me stesso. Amen.”

Facciamo silenzio dentro di noi e lasciamo che lo Spirito ci abiti

  

Prima di entrare nel testo biblico chiediamo la grazia per questa preghiera

“Spirito Santo apri il mio cuore, cancella la diffidenza e la paura della diversità, fammi capace di parole nuove, di creatività, di poesia e di metafore per poter parlare a tutti, di qualsiasi lingua e cultura siano, della meraviglia che ho conosciuto. Aiutami ad ascoltare con stupore, attenzione e curiosità le voci diverse dalla mia, dove Tu comunque e sempre Sei”

Genesi 11, 1-9

 Tutta la terra aveva una sola lingua e le stesse parole. Emigrando dall'oriente gli uomini capitarono in una pianura nel paese di Sennaar e vi si stabilirono. Si dissero l'un l'altro: «Venite, facciamoci mattoni e cuociamoli al fuoco». Il mattone servì loro da pietra e il bitume da cemento. Poi dissero: «Venite, costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo e facciamoci un nome, per non disperderci su tutta la terra». Ma il Signore scese a vedere la città e la torre che gli uomini stavano costruendo. Il Signore disse: «Ecco, essi sono un solo popolo e hanno tutti una lingua sola; questo è l'inizio della loro opera e ora quanto avranno in progetto di fare non sarà loro impossibile. Scendiamo dunque e confondiamo la loro lingua, perché non comprendano più l'uno la lingua dell'altro». Il Signore li disperse di là su tutta la terra ed essi cessarono di costruire la città. Per questo la si chiamò Babele, perché là il Signore confuse la lingua di tutta la terra e di là il Signore li disperse su tutta la terra.


Riflessione

 

In ascolto della Parola per provare a comprendere la volontà di Dio, per quello di cui siamo capaci.

O forse sarà meglio rinunciare da subito a “capire” e metterci invece in preghiera e in ascolto perché lo Spirito ce lo suggerisca.  Da soli non ci arriveremo mai!

Già,” Sia fatta la tua volontà”. Lo diciamo tutti i giorni. Ma qual è la Tua volontà, Signore?

Facciamoci domande, come i profeti (Sentinella, quanto ancora della notte?), come Maria (Signore, come può avvenire questo?) o Mosè (ti prego, fammi conoscere le tue vie, così che io Ti conosca), o Giuseppe, o Abramo o …

Questa sera, ci troviamo di fronte a un testo che abbiamo sentito così tante volte, sempre solo 9 versetti, che lo diamo per scontato.

Ma quale è la volontà di Dio?

Perché disperde tutti gli uomini sulla terra, blocca la torre, confonde le lingue?

Teme forse Dio che l’uomo diventi come Lui? O gli assomigli?

E perché allora Gesù, Dio fatto uomo perché potessimo ascoltare le Sue parole, dice  “In verità, in verità vi dico: anche chi crede in me, compirà le opere che io compio e ne farà di più grandi(Gv 14,12) o “Se aveste fede quanto un granellino di senapa, potreste dire a questo gelso: Sii sradicato e trapiantato nel mare, ed esso vi ascolterebbe” (Lc 17,6)  o anche “Guarite gli infermi, mondate i lebbrosi, risuscitate i morti, scacciate i demoni” (Mt 10, 8a)

Proviamo allora a leggere anche il capitolo precedente che racconta la storia dall’inizio…

Appena prima di questi versetti, nel capitolo 10, si racconta di Noè, sopravvissuto al diluvio, depositario di una alleanza con Dio ripristinata da un arcobaleno, e dei suoi figli. Il capitolo 10 è una lunga genealogia. “Questa è la discendenza dei figli di Noè: Sem, Cam e Iafet, ai quali nacquero figli dopo il diluvio. I figli di Iafet: […] da costoro derivarono le genti disperse per le isole, nei loro territori, ciascuna secondo la propria lingua e secondo le loro famiglie, nelle rispettive nazioni “.

E così, per ogni figlio di Noè e per i figli di ogni figlio di Noè, vediamo la creazione di un mondo molteplice… Etiopia, Egitto, Put e Canaan, le isole e tutti i paesi che allora erano conosciuti. La fine del diluvio universale è uno sparpagliarsi dei figli dell’alleanza per tutta la terra, ognuno secondo la propria famiglia, lingua, nel proprio territorio, secondo le rispettive nazioni. Quindi secondo la propria cultura, riti, tradizioni. Nei loro territori, non unificati ma distinti.

La creazione, lo abbiamo visto, è un atto di separazione non di unificazione o cancellazione o omologazione.

Una separazione in cui ognuno ha la propria identità, il proprio pensiero, il proprio linguaggio… Con un ordine dettato dal rispetto dei limiti e dalla cura della relazione con gli altri.

La notte lascia spazio al giorno e le acque non invadono la terra… l’”umanità” è uomo e donna.

E così dopo la rinnovata alleanza sono dispersi gli uomini sulla terra, secondo le loro famiglie e le loro lingue, nei loro territori, secondo le rispettive nazioni.

Quello che leggiamo invece in questo testo è un tentativo da parte di Babele (Babilonia, il potere egemonizzante) di creare uno stato unico, con una sola lingua (che nella traduzione dall’ebraico sarebbe labbro, e quindi pensiero, abitudini, riti, leggi, cultura).

Una unificazione di massa.

“[...] usare una sola lingua, usare le stesse parole, gli stessi slogan, le stesse visioni, la stessa teologia avvia l’umanità verso l’uccisione dei sogni e la sterilità. Come è avvenuto alla torre di Babele. (Ermes Ronchi)”

Potremmo fermarci qui.  Anzi fermiamoci qui. Perché pregando ad ognuno lo Spirito Santo suggerisca nel cuore risposte alle domande che si pone.

E ci aiuti e sorregga questa preghiera nel saper leggere i nostri tempi e il nostro quotidiano.

In preghiera, davanti al Signore, in ascolto della Sua volontà. 

 

Silenzio facciamo un tempo di silenzio volendo facendoci accompagnare da  Erik Satie Trois Gymnopedies - YouTube)


Preghiamo il Salmo 67

 

Dio ci faccia grazia e ci benedica

su di noi illumini il suo volto

 

Sarà conosciuta sulla terra la tua via, la tua salvezza fra tutte le genti.

Ti lodino i popoli, o Dio ti lodino i popoli tutti.

 

Si rallegrino e cantino le genti

perché tu governi i popoli con giustizia, sulla terra guidi le genti.

 

Ti lodino i popoli, o Dio ti lodino i popoli tutti.

 

La terra ha dato il suo frutto

ci benedice Dio, il nostro Dio

 

ci benedica Dio e lo adori tutta l’estensione della terra.

 

Sarà conosciuta sulla terra la tua via, la tua salvezza fra tutte le genti

 

Gloria al Padre …


Padre nostro ...

Per pregare ancora


Dalla Enciclica di Papa Francesco “Fratelli Tutti”

Comprensioni inadeguate di un amore universale

99. L’amore che si estende al di là delle frontiere sta alla base di ciò che chiamiamo “amicizia sociale” in ogni città e in ogni Paese. Quando è genuina, questa amicizia sociale all’interno di una società è condizione di possibilità di una vera apertura universale. Non si tratta del falso universalismo di chi ha bisogno di viaggiare continuamente perché non sopporta e non ama il proprio popolo. Chi guarda il suo popolo con disprezzo, stabilisce nella propria società categorie di prima e di seconda classe, di persone con più o meno dignità e diritti. In tal modo nega che ci sia spazio per tutti.

100. Neppure sto proponendo un universalismo autoritario e astratto, dettato o pianificato da alcuni e presentato come un presunto ideale allo scopo di omogeneizzare, dominare e depredare. C’è un modello di globalizzazione che mira consapevolmente a un’uniformità unidimensionale e cerca di eliminare tutte le differenze e le tradizioni in una superficiale ricerca di unità. […] Se una globalizzazione pretende di rendere tutti uguali, come se fosse una sfera, questa globalizzazione distrugge la peculiarità di ciascuna persona e di ciascun popolo. Questo falso sogno universalistico finisce per privare il mondo della varietà dei suoi colori, della sua bellezza e in definitiva della sua umanità. Perché il futuro non è “monocromatico”, ma, se ne abbiamo il coraggio, è possibile guardarlo nella varietà e nella diversità degli apporti che ciascuno può dare. Quanto ha bisogno la nostra famiglia umana di imparare a vivere insieme in armonia e pace senza che dobbiamo essere tutti uguali!

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