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  • Immagine del redattoreFopponino Milano

Preghiera comunitaria - 5° incontro

Qui puoi trovare il testo della preghiera del quinto incontro di preghiera comunitaria mensile.

Ti aspettiamo martedì 6 febbraio 2024, in Chiesa, alle ore 20.45


Parrocchia S. Francesco d’Assisi al Fopponino

in preghiera


Il perdono,

un cammino di liberazione


“L’ Utopie” (1945) - Magritte, Washington, National Gallery of Art.

(l'immagine è stata presa dal web, i diritti appartengono al proprietario)


“Perdonare per essere Beati"  

Martedì 6 Febbraio 2024

Ore 20,45


ENTRIAMO IN PREGHIERA

Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo

(facciamo un segno della croce ampio, che prenda il nostro corpo come un abbraccio)


Prendiamo tempo per entrare in preghiera. Cerchiamo il centro nel nostro cuore, facciamo silenzio nelle nostre menti, lasciamo i pensieri, ascoltiamo il nostro respiro; il respiro di Amore che inspiriamo e il respiro che porta con sé il dolore e le tensioni, che espiriamo. Rilassiamo i muscoli contratti, le tensioni nel viso e nelle mani, lasciamo gentilmente andare le preoccupazioni ogni volta che tornano. Affidiamole a Dio in questa ora di preghiera e proviamo semplicemente a stare, qui e ora, presenti a noi stessi e al Signore, nostro Dio.


Invochiamo insieme lo Spirito Santo lasciando che lo Spirito parli in noi e per noi.


  • Signore, aiutaci a far silenzio intorno e dentro di noi, a trovare lo spazio dove stare solo con Te. Donaci la percezione del Tuo sguardo di amore su di noi.

  • Signore, ti preghiamo di darci in dono stasera lo Spirito Santo, per poter restare con Te, lasciare le nostre pre-occupazioni, sederci qui ai Tuoi piedi nell’ascolto della Tua presenza e di quanto vorrai suggerire al nostro cuore.

Ci accompagna anche questa sera, René Magritte, “le saboteur tranquille”, forse perché per pregare il perdono occorre davvero “sabotare”, con serenità ma anche con decisione, parte delle nostre convinzioni, della nostra “educazione”, del nostro modo di essere.

Contempliamo questa sera un quadro del 1945. Magritte comincia a dipingerlo nel periodo dell’invasione tedesca del Belgio, patria amata. L’ esercito tedesco attacca il Belgio come azione iniziale per avanzare verso la Francia e dopo 18 terribili giorni lo occupa. Durante l’attacco si combatte la prima battaglia tra carri armati di questa guerra. All'epoca fu la più grande battaglia tra mezzi corazzati, uno shock per tutti. Un senso di impotenza, di smarrimento, di paura e di rabbia, di … Qualcosa che forse stiamo provando anche noi in questi giorni/mesi. Battaglie che per ragioni che ai più non sono neppure chiare, fanno vittime, seminando povertà, paura, dolore.

Magritte, convinto che alcuni segni della storia diano testimonianza che la fine del conflitto sia imminente, modifica la sua pittura per farsi “profeta” della gioia e della pace: "...il lato luminoso della vita, ecco l’ambito che esplorerò” scrive Magritte a Paul Eluard nel 1941. Crederà a questo stile “solare” fino a farne il perno di un progetto di riforma radicale del Surrealismo per un Surrealismo “in piena luce”.


Guardiamo il quadro. Un fiore, bellissimo, turgido, con le foglie alzate come braccia verso il cielo. Solo, su un promontorio.

Questa evidente solitudine è enfatizzata dall’ampiezza dell’orizzonte lontano e dalla vastità dell’oceano e fa scaturire anche in noi la memoria delle innumerevoli volte in cui ci è sembrato o ci sembra di essere soli, davanti all’immensità della vita.

Come ha fatto una rosa, sola, a raggiungere e fiorire su quest’isola?

Questa strana e solitaria fioritura è uno scorcio poetico e misterioso, persino forse miracoloso … È immagine della potenza della speranza al di là di ogni realtà, anche quella della guerra. Colpisce la bellezza semplice ma estremamente realistica, in una scena surreale. Una rappresentazione che dipinge la realtà, ma che pare impossibile. Nessun “colpo di scena pittorico”, nessun tratto innovativo che catturi l’occhio e lo stupisca, se non l’immagine stessa. Una rosa, sola, bellissima, su un promontorio roccioso, davanti alla vastità dell’oceano e dell’orizzonte.

Ancora una volta Magritte ci chiede di cambiare sguardo e ci accompagna con la sua esplosiva semplicità di sguardo sulla realtà, con il deciso farsi voce di speranza, nonostante i periodi difficili che si incontrano nella storia dell’umanità. Semplicità e speranza dichiarata e anche creduta che una rosa sola e bellissima possa fiorire, fiera, su un promontorio roccioso, davanti all’immensità del mondo.


  • Spirito Santo donaci occhi che sappiano guardare e scegliere la semplice e potente forza di ogni seme di bellezza che abbiamo nel cuore.

  • Spirito Santo, donaci la grazia di sapere vivere una giustizia eccessiva, che superi ogni barriera rocciosa e ogni oceano che ci troviamo davanti. E fiorisca.


Facciamo silenzio dentro di noi e lasciamo che lo Spirito ci guidi

(facciamo un tempo di silenzio volendo facendoci accompagnare da Ludovico Einaudi – Experience https://www.youtube.com/watch?v=O9wjmEhMKFw)


Dal Vangelo di Matteo 5, 1-2; 20-26 Vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo: "Io vi dico infatti: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli. Avete inteso che fu detto agli antichi: Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi poi dice al fratello: "Stupido", dovrà essere sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: "Pazzo", sarà destinato al fuoco della Geénna. Se dunque tu presenti la tua offerta all'altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all'altare, va' prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono. Mettiti presto d'accordo con il tuo avversario mentre sei in cammino con lui, perché l'avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia, e tu venga gettato in prigione. In verità io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all'ultimo spicciolo!"


Riflessione

Ci sediamo questa sera ai piedi del Maestro, come suoi discepoli, perché ci ammaestri. Cosa vuoi dirci Signore?

Ti abbiamo ascoltato, la volta scorsa, mentre a Pietro dicevi di perdonare ogni fratello 70 volte 7. Ci hai mostrato come in una comunità il perdono e il condono debbano circolare. Ci hai messo di fronte al dato di fatto, nudo e crudo, che siamo tutti debitori di un debito così incommensurabilmente grande che non possiamo che con-donare agli altri, visto che non possiamo pagare quello che dobbiamo. Ci hai chiesto di invertire il nostro sguardo e il nostro cuore dal desiderio che ci abita di rimuginare 70 volte 7 sui torti subiti e sul desiderio di un pareggio dei conti che non ci tornano (mai), verso il desiderio di amare 70 volte 7. Pena la nostra “dannazione”, mangiati dal rancore, dalla rabbia, dal malumore e pena la “corrosione” delle nostre comunità in nome di una giustizia “contabile”.

Poiché tu ci ami, così come siamo. Ce lo chiedi in nome del Tuo amore per noi.

E questa sera Signore, ci dici che non entreremo nel regno dei cieli né saremo capaci di vederlo, se non supereremo la giustizia degli uomini!! Ci chiedi una giustizia ancora più eccessiva, una giustizia che superi ogni giustizia. Una giustizia che non ammette neppure l’adirarsi. Ci chiedi di “disarmarci” totalmente, come ti sei disarmato Tu. Disarmarci all’origine, alle radici. Nelle parole armate e puntate contro chi ci sta di fronte, che ci vengono al cuore e poi alla bocca con l’unico obiettivo di allontanare, di ferire, di non permettere a nessuno di farci del male. Ma Signore, disarmati… noi disarmati abbiamo paura. E poi ci parli del regno dei cieli, come il posto dove vivremo beati se sapremo disarmarci e poi andare verso il fratello a riconciliarci.

Signore! Stiamo facendo una grande fatica in queste preghiere sul perdono, in questi tempi così violenti e INGIUSTI! Già pensare di invertire lo sguardo è stato molto duro per noi Signore e ora ci parli del Regno dei cieli, ci dici che saremo “beati” se e quando totalmente disarmati.

Ma, tu lo sai Signore, non lo vediamo questo regno dei cieli, a volte neppure un pezzettino. Vediamo guerre e prepotenze, cattiverie e furberie…. Signore …. Riconosciamo che ogni salvezza viene da Te, ma è grande la fatica di vivere un ordine naturale delle cose che il mondo impone quando cerchiamo uno sguardo di-verso. È come se, Signore, ci sentissimo un po’ dissociati. Utopici.

E sì, perché se il mondo funzionasse esattamente come quello che Tu Gesù descrivi, un mondo dagli standard di amore altissimi, di pace, di eguaglianza, di giustizia profonda, allora questo mondo sarebbe la realizzazione della migliore utopia mai concepita dagli esseri umani! Un mondo in cui gli uomini si amano e si rispettano così tanto che anche solo l’adirarsi è uno scandalo. E chiamare il fratello “stupido”, un reato.

Sorridi, Signore, ti sentiamo…. È un sorriso pieno di amore, ma anche un po’ divertito. Utopia. L’abbiamo detto noi, dipinto noi. Già.

Una utopia, un Non-Luogo (ou-topos). Ma anche il luogo della felicità (eu-topos). È di questo che ci stai parlando?

Forse, azzardiamo, ci stai dicendo di guardare IL non-luogo. Il Tuo cuore.

Un non-luogo che ancora non è del tutto realizzato nella nostra vita, ma che Tu hai coltivato dentro di Te, dalla cui fonte hai attinto e attingi per modellare le tue azioni e i tuoi pensieri. Un non-luogo in cui si sente la voce del Padre e il suo amore, un giudice così perfetto da far in modo che sotto il suo mandato gli unici crimini pensabili siano l’adirarsi o l’insultare qualcuno. E sono presi seriamente.

Allora Signore ci affidiamo a Te, cerchiamo di guardare a Te e alla Tua vita che è il ponte tra questa meravigliosa utopia e la nostra realtà. Le Tue parole ci hanno descritto questo “non-luogo”, le Tue azioni ci hanno mostrato la strada; ci hai dimostrato che è possibile arrivarci e che Tu sei sempre disposto ad accompagnarci. Allora ripeto il Tuo nome e quello di mio fratello come fossero lo stesso, cosa santa.

Silenzio. (facciamo un tempo di silenzio volendo facendoci accompagnare da Ludovico Einaudi – Experience https://www.youtube.com/watch?v=O9wjmEhMKFw)

Preghiamo il Salmo 36


Non adirarti contro gli empi, non invidiare i malfattori. Come fieno presto appassiranno, cadranno come erba del prato.

Manifesta al Signore la tua via, confida in lui: compirà la sua opera; farà brillare come luce la tua giustizia, come il meriggio il tuo diritto.


Sta' in silenzio davanti al Signore e spera in lui; non irritarti per chi ha successo, per l'uomo che trama insidie.

Desisti dall'ira e deponi lo sdegno, non irritarti: faresti del male, poiché i malvagi saranno sterminati, ma chi spera nel Signore possederà la terra.

Ancora un poco e l'empio scompare, cerchi il suo posto e più non lo trovi. I miti invece possederanno la terra e godranno di una grande pace.


Il Signore fa sicuri i passi dell'uomo e segue con amore il suo cammino. Se cade, non rimane a terra, perché il Signore lo tiene per mano.


Il Signore fa sicuri i passi dell'uomo e lo tiene per mano.


Gloria al Padre ..


Libera condivisione


Padre nostro ..


Benedizione


Per pregare ancora

Dalla catechesi di papa Francesco in “Fratelli tutti”


Il Perdono è sempre frutto di un incontro: con il Signore che, nella Sua infinita Misericordia, ci perdona sempre, e con l’altro che ci ha ferito e questo dipende da ognuno di noi, nella nostra quotidianità.

Nel mondo attuale i sentimenti di appartenenza a una medesima umanità s’indeboliscono, mentre il sogno di costruire insieme la giustizia e la pace sembra un’utopia di altri tempi. Vediamo come domina un’indifferenza di comodo, fredda e globalizzata, figlia di una profonda disillusione che si cela dietro l’inganno di un’illusione: credere che possiamo essere onnipotenti e dimenticare che siamo tutti sulla stessa barca. Questo disinganno, che lascia indietro i grandi valori fraterni, conduce a una sorta di cinismo. Questa è la tentazione che noi abbiamo davanti, se andiamo per questa strada della disillusione o della delusione. (...) L’isolamento e la chiusura in sé stessi o nei propri interessi non sono mai la via per ridare speranza e operare un rinnovamento, ma è la vicinanza, è la cultura dell’incontro. L’isolamento, no; vicinanza, sì. Cultura dello scontro, no; cultura dell’incontro, sì.” (30)

C’è un riconoscimento basilare, essenziale da compiere per camminare verso l’amicizia sociale e la fraternità universale: rendersi conto di quanto vale un essere umano, quanto vale una persona, sempre e in qualunque circostanza (106)

Se posso accedere ogni volta al perdono divino, chi sono io per precludere questa via di liberazione, comunque reciproca, al mio nemico e tornare a vederlo come un fratello?

È un percorso molto complesso ma possibile, camminando nella coerenza e nella speranza?

Ha senso vivere nella consapevolezza di essere un seme: sta a me scegliere se essere seme di odio, di indifferenza o di pace e felicità per me, i nostri figli e le generazioni future, partecipando ad un progetto sociale che desidero di gioioso benessere.

D’altra parte, è grande nobiltà esser capaci di avviare processi i cui frutti saranno raccolti da altri, con la speranza riposta nella forza segreta del bene che si semina. La buona politica unisce all’amore la speranza, la fiducia nelle riserve di bene che ci sono nel cuore della gente, malgrado tutto. (196)


 





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