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  • Immagine del redattoreFopponino Milano

Preghiera comunitaria - 7° incontro

Aggiornamento: 9 mag

Qui puoi trovare il testo della preghiera del settimo incontro di preghiera comunitaria mensile.

Ti aspettiamo martedì 7 maggio 2024, in Chiesa, alle ore 20.45



Parrocchia S. Francesco d’Assisi al Fopponino

in preghiera


Il perdono,

un cammino di liberazione


“Decalcomania” (1966) - Renè Magritte -

Centre Pompidou, Parigi.

(l'immagine è stata presa dal web, i diritti appartengono al proprietario)


“Una pace faticosa“  


Martedì 7 maggio 2024

Ore 20,45


ENTRIAMO IN PREGHIERA

Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo

(facciamo un segno della croce ampio, che prenda il nostro corpo come un abbraccio )


Cerchiamo il silenzio nei nostri cuori e nelle nostre menti, ascoltiamo il nostro respiro, la vita che scorre in noi, rilassiamo i muscoli contratti, le tensioni nel viso e nelle mani, lasciamo gentilmente andare i pensieri che ci danno fastidio, ogni volta che tornano. Troviamo una posizione confortevole che ci aiuti a stare, presenti a noi stessi e al Signore, nostro Dio.

 

Invochiamo insieme lo Spirito Santo lasciando che lo Spirito parli in noi e per noi.

 

  • Signore, ti preghiamo di darci in dono stasera lo Spirito Santo, per poter orientare tutti noi stessi all’ascolto di ciò che vorrai sussurrare a ciascuno di noi.

  • Aiutaci a far silenzio intorno e dentro di noi, a trovare lo spazio dove stare solo con Te. Donaci la percezione del Tuo sguardo di amore su di noi. 

 

 

Ci accompagna nella serata conclusiva della preghiera di quest’ anno uno degli ultimi quadri di Magritte, dipinto nel 1967, un anno prima della sua morte.

Decalcomania, la tecnica che traspone un’immagine da un foglio a un’altra superficie. Magritte ci pone davanti, come sempre, ad una scena surreale o forse alla rappresentazione di una realtà nascosta che necessita le venga data una forma concreta perché possa essere visibile. Un grande dono anche questa sera.

Due figure umane, simili ma diverse, l’una accanto all’altra.

Da un lato un uomo in giacca e cappello che guarda il cielo, il mare e la spiaggia che sono “fuori” da lui, fuori dalla stanza dove lui si trova con un altro uomo a fianco; un uomo che ha il cielo, il mare e la spiaggia “dentro “di sé.

Potrebbero essere due parti di noi, l’una molto concreta e l’altra invece piena dell’infinito che ci abita. Ma potrebbe anche essere una visualizzazione della diversità e unicità che è in ogni essere umano. Due figure fatte “a immagine” di una medesima figura di uomo che poi esprimono ognuna la propria unicità. Lo “sdoppiamento” è un archètipo che troviamo anche nella Bibbia, all’origine della Storia. E guardando il quadro possiamo sentire che questo sdoppiamento è causa di un senso di incompletezza, di mancanza, sa di incompiuto.

E allora possiamo pensare alla creazione, a quel sogno di Dio da cui siamo partiti all’inizio di quest’anno, un sogno di fraternità giusta ed equa e di pace.

Dio crea l’Adam a sua immagine e somiglianza e poi lo “sdoppia”, lo differenzia in maschio e femmina, da cui nascono i primi due fratelli, gemelli. Una umanità esemplarmente stigmatizzata in due fratelli gemelli, quasi come a dire che la vocazione che Dio dà alla umanità è quello di una molteplicità, di una ricca differenza, di un doppio, che porta necessariamente al completamento solo nella fraternità.

La prima storia di due fratelli, Caino e Abele, è una meta-storia che legge tutte le storie di relazione della nostra storia, ancora oggi.  Caino e Abele sono i prototipi dei fratelli e ci mostrano come le relazioni di fraternità tendano, se non purificate dalle nostre paure e amarezze, all’ eliminazione del fratello.

Nel racconto di Genesi Abele è chiamato, definito, “fratello di Caino” per ben 7 volte . Abele è “ fratello di”.  Colpisce che Caino invece non venga mai chiamato  “fratello di”… Caino “ha” un fratello.

E noi? Forse per chiudere il nostro anno di preghiera sul perdono, possiamo riflettere su questo quadro e sul nostro modo di sentirci fratelli. Siamo fratelli o abbiamo dei fratelli?

Chiediamo allora questa sera la grazia di desiderare di sentirci fratelli sempre, anche nei momenti difficili, con amore, verità e giustizia. Di saper accettare le diversità e perdonare gli errori, che tutti facciamo.

-       Spirito Santo donaci la capacità di correggere chi amiamo quando sbaglia, con delicatezza, con amore e per il suo bene.

-       Spirito Santo, donaci l’umiltà di accettare di essere corretti quando siamo in torto, di ascoltare la voce di chi ci ama con “pulizia” di cuore e infondi in noi il desiderio di creare relazioni solide e amorevoli.

-       Spirito Santo donaci la consapevolezza delle nostre pulsioni distruttive, così che possiamo trasformarle volutamente in intenzioni di bene.


Facciamo silenzio dentro di noi e lasciamo che lo Spirito ci guidi          

un tempo di silenzio volendo facendoci accompagnare da  Ludovico Einaudi – Experience https://www.youtube.com/watch?v=O9wjmEhMKFw)



Dal Vangelo di Matteo 18,15-18a

Se il tuo fratello commette una colpa, va' e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello;  se non ti ascolterà, prendi con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni.  Se poi non ascolterà neppure costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come un pagano e un pubblicano.

Riflessione


Ed eccoci alla fine del nostro anno di preghiera sul perdono. E forse qui ci si mostra chiaro la ragione della predicazione di Gesù sul perdono così intensa ed ripetuta. Non è un atto che ci chiede per reverenza a Lui, non è un dovere moralistico, non è per “guadagnare” il paradiso in un remoto domani …. ma è perché questo è l’unico modo per essere in pace e felici ora e qui.

Noi siamo fatti per vivere in relazione, in comunione. In famiglia, con i figli, sul lavoro, nel quartiere, nella città, nel mondo … Comunità….. “ comunità esala una sensazione piacevole, qualunque cosa tale termine possa significare […]. Le compagnie e le società possono anche essere cattive, la comunità no. La comunità è sempre una cosa buona”. (Zygmunt Bauman)

Comunità sa di buono…. Il sogno di Dio per noi è buono, è bello, è un mondo fraterno, che vive in comunione, che realizza la propria vocazione di relazione. Ma anche tra fratelli ci possono essere incomprensioni e poi torti subiti o agiti, più o meno inconsapevolmente, più o meno mossi dalle nostre storie, dalle nostre ferite…. E la correzione fraterna è un atto di amore dovuto  che vuole aiutare chi sbaglia a riprendere una strada buona per lui e per tutti. (Con la grande speranza che altri lo facciano con noi). La correzione fraterna, come dice Papa Francesco, è qualcosa di estremamente difficile, che costa dolore e fatica. Non c’è rabbia, non c’è voglia di vincere.

Vado a incontrare questo mio fratello, che amo, con umiltà, con dolore, anche con tristezza, forse con un po’ d’angoscia. E ricordo che la mia “condizione umana” può a volte farmi vedere solo una parte della realtà, come se fossi dietro a un quadro coperto da una parete. E mi ricordo che ho bisogno di “invertire lo sguardo” perché per qualcuno può essere che il cielo sia scuro e per me che sia chiaro. E mi ricordo che Dio ci ha creati diversi, unici, che ognuno ha diritto alle proprie idee e soprattutto che ha la sua storia. E mi ricordo di tutte le volte che sbagliato io….

Cosa ci chiede Gesù? Cosa ci insegna? Ci sussurra con voce potente di essere franchi, sinceri, aperti, trasparenti, di amare qualcuno tanto da dirgli “fratello sono qua, volevo dirti che secondo me questa cosa non va, perché fa il tuo male e quello di questa comunità”. A tu per tu, rinunciando a sfogarsi con altri. A tu per tu. Ascoltando con tutti i nostri sensi questo fratello che sta prendendo una strada che potrebbe fare del male e dicendo con dolce fermezza questa verità.

Ma se non funziona allora Gesù ci suggerisce di chiamare due o tre “testimoni”. Era la legge ebraica, ma è anche come dire “fatevi aiutare”. Fatevi aiutare umilmente da qualcuno tra i fratelli che ha visto e che può regalare ad entrambi uno sguardo pulito su quello che è accaduto, per cercare insieme una verità e trovare un accordo.

Ma se non funziona neppure questo Gesù dice “portatelo davanti alla comunità intera”. E’ una cosa che non facciamo mai!! Ma proprio mai, direi. Perché forse la comunità non la viviamo come un posto dove davvero si possono risolvere anche i nostri problemi….. pensiamoci.

Ma se non funziona neppure così Gesù ci dice “sia per te come un pagano e un pubblicano “. A volte la salvaguardia di una comunità va preservata anche con il distacco. Ed è bene lasciare libero ognuno di scegliere la propria strada, dopo averlo avvertito del male che si farà e che farà. Storia chiusa.

Storia chiusa? Gesù è il nostro Maestro…. Cosa fa Gesù con pagani e pubblicani ?

Ricomincia da capo. Ci va a mangiare, sta con loro dove loro stanno, con delicatezza, senza forzare nessuno a nulla…. Con rispetto. Ma Gesù non molla mai..

Ricomincia tutto da capo.

E se leggiamo i versetti immediatamente successivi a questo brano ci ritroviamo con  Pietro che domanda a Gesù: “Scusa Gesù, ma allora quante volte io devo perdonare? “. 70 volte 7. Un eterno inizio, un eterno ricominciare da capo, con fiducia, con speranza, con fatica e con una buona dose di amore folle che ama non solo il prossimo ma anche il lontano; non solo il simile, ma anche il diverso; non solo chi ci è simpatico, ma anche chi ci fa patire.

 

Silenzio .  (facciamo un tempo di silenzio volendo facendoci accompagnare da  Ludovico Einaudi – Experience https://www.youtube.com/watch?v=O9wjmEhMKFw)


Preghiamo insieme a cori alterni  il Salmo 132

 

Ecco quanto è buono e quanto è soave che i fratelli vivano insieme!


È come olio profumato sul capo,

che scende sulla barba, 

sulla barba di Aronne,

che scende sull'orlo della sua veste.


È come rugiada dell'Ermon,

che scende sui monti di Sion.

Là il Signore dona la benedizione

e la vita per sempre.

 

Là il Signore dona la benedizione e la vita per sempre.

 

Gloria al Padre ...

                



                              

Libera condivisione



Padre nostro ......


 

Benedizione


 

Per pregare ancora

Dalla catechesi di papa Francesco in “Fratelli tutti”

 

“Prendersi cura del mondo che ci circonda e ci sostiene significa prendersi cura di noi stessi. Ma abbiamo bisogno di costituirci in un “noi” che abita la Casa comune.” (17)

Un “noi” che solo abita una comunità in cui, riconoscendoci fratelli, sia possibile volerci bene nella relazione, tenendoci per mano senza coltivare gli interessi personali che affiorano dalle nostre fragilità. 

“L’affermazione che come esseri umani siamo tutti fratelli e sorelle, se non è solo un’astrazione ma prende carne e diventa concreta, ci pone una serie di sfide che ci smuovono, ci obbligano ad assumere nuove prospettive e a sviluppare nuove risposte.” (128)

“Desidero tanto che, in questo tempo che ci è dato di vivere, riconoscendo la dignità di ogni persona umana, possiamo far rinascere tra tutti un’aspirazione mondiale alla fraternità. Tra tutti: «Ecco un bellissimo segreto per sognare e rendere la nostra vita una bella avventura. Nessuno può affrontare la vita in modo isolato […]. C’è bisogno di una comunità che ci sostenga, che ci aiuti e nella quale ci aiutiamo a vicenda a guardare avanti.

Com’è importante sognare insieme! […] Da soli si rischia di avere dei miraggi, per cui vedi quello che non c’è; i sogni si costruiscono insieme». 

Sogniamo come un’unica umanità, come viandanti fatti della stessa carne umana, come figli di questa stessa terra che ospita tutti noi, ciascuno con la ricchezza della sua fede o delle sue convinzioni, ciascuno con la propria voce, tutti fratelli!” (8)

Solo aiutandoci a lasciare il veleno del risentimento, solo confrontando e riconoscendo le nostre fragilità, potremo avvicinarci a Lui, che pur amandoci come siamo, ci mostra costantemente la via per migliorarci, alimentandoci ogni giorno di perdono e speranza.   

Fratelli tutti.                                        

 


 





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