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Il Fopponino del 5 Luglio 2026

  • Immagine del redattore: Fopponino Milano
    Fopponino Milano
  • 1 giorno fa
  • Tempo di lettura: 7 min

VI Domenica dopo Pentecoste

II Settimana Diurna Laus


Luglio/Agosto 2026: in compagnia di san Francesco


“Parigi ha ucciso Assisi”


Ancora dal libro di Chiara Mercuri: “FRANCESCO D’ASSISI – La storia negata”, riprendiamo l’annosa e complessa “questione francescana e precisamente il problema della nostra documentazione circa la vita di Francesco. Fin dall’inizio fioriscono ricordi e testimonianze che sfociano in molti e diversi scritti; ma poi, quando san Bonaventura diventerà Ministro Generale, scatta l’ordine di “tutto distruggere” per ricondurre solo alle versioni ufficiali la vita e la storia di Francesco d’Assisi. Perché?

 

Anzitutto si era creata una netta separazione tra i frati dell’Umbria e i frati di Parigi.

 

“La vita di chi porta il saio ad Assisi e quella dei frati a Parigi ha tenuto un passo diverso. Il ritmo dei frati umbri è serrato dall’alba al tramonto: ora hanno caricato l’acqua, ora hanno ramazzato le foglie, ora hanno raccolto fastelli d’arbusti, ora hanno cucito, ora hanno rappezzato; spesso hanno macinato e impastato pani di granaglie scure quanto scuro è il folto del bosco, quando i raggi obliqui del sole non lo raggiungono più, e chi è fuori deve affrettarsi a rientrare dai confratelli; deve far presto a riavviare il focolare e con forza rimestare nel pentolone bollente; solo dopo cena, davanti all’altare di pietra della cappella, si sono, infine, potuti fermare a contemplare, ma la stanchezza accumulata durante la giornata li ha spesso imbamboliti davanti alla pagina aperta del Vangelo, mentre tutt’intorno, la foresta notturna ululava e latrava, squassata dai passi pesanti dei cinghiali.

I frati di Parigi hanno dialogato, invece, con il silenzio dei loro studia, dove il rumore dei vari carri, che passavano sulla strada, è arrivato attutito. Appoggiati agli alti banchi di legno, sono rimasti arroccati per ore sui loro scanni, e così aggrappati ai loro testi, hanno letto e studiato e mandato a memoria interi passi della Scrittura; li hanno misurati, indagati, scomposti e infine postillati; su taccuini minuti hanno annotato, copiato, sottolineato parole e periodi e paragrafi; e solo quando la lezione è apparsa loro strutturata, quando la tesi e l’antitesi sono sembrate equilibrate e sufficientemente supportate dalle auctoritates, essi sono entrati in aula, avanzando epifanici verso l’uditorio, che li ha attesi impaziente, attratto dal fascino irresistibile delle loro acrobazie di pensiero, dei salti mortali possibili alle loro facoltà logiche, delle corse frenetiche compiute tra i rimandi nascosti del testo.

Sono vite antitetiche, mondi sideralmente opposti, uno dei quali rischia ora di prevaricare sull’altro. “Male vedemmo Parisi, che ane destrutt’Ascisi” denuncia Jacopone da Todi, il quale, da umbro e da francescano, sente le acque imponenti e minacciose della Senna travolgere quelle innocue e smagrite del Chiascio”.


“Una lampada resiste accesa”


Alla separazione tra i frati s’aggiunge un diverso e contrastante ricordo tra l’immagine ufficiale (di Bonaventura e dei frati di Parigi) e quella dei compagni di Francesco circa la sua vita e la sua persona, così riassunta – con qualche inevitabile semplificazione – da Chiara Mercuri.

 

Il Francesco dei Compagni non era un angelo, ma un uomo. Il Francesco dei Compagni aveva sangue e forza. Il Francesco dei Compagni non era un eletto del Signore che si stagliava in alto, al di sopra dei suoi frati, ma era uno di loro. Il Francesco dei Compagni non rifuggiva le donne, ma cercava Chiara e le sorelle per dare e ricevere conforto. Il Francesco dei Compagni non era un santo dolente, inondato da rassegnate lacrime, ma un uomo reattivo, guardingo contro le insidie presenti sul suo cammino e su quello dei suoi. Non era un santo algido e lontano, ma un confratello vicino e generoso. Il Francesco dei Compagni non era un frate semplice e illetterato, ma un uomo consapevole e istruito.

A divergere, soprattutto, tra la versione dei Compagni e quella di Bonaventura era poi il Francesco degli ultimi anni. Quello di Bonaventura è un santo tentato dal demonio, quello dei Compagni è un uomo amareggiato dalla condotta dei suoi frati, tormentato di fronte agli stravolgimenti in atto, sconfitto rispetto al suo progetto iniziale, colpito duramente dall’opposizione di quanti – pur essendo entrati tra le fila della sua istituzione – non vogliono riconoscerlo come loro padre, e mentre a parole lo lodano, nei fatti, lo isolano, lo delegittimano, lo esautorano del suo ruolo di guida morale e spirituale.

Sono i suoi frati ad amareggiare i suoi ultimi anni di vita; non la Curia romana, non il pontefice, non gli Ordini religiosi concorrenti, non la stanchezza di vivere nelle privazioni, non l’ingratitudine dei poveri che ha beneficato, ma un male che ha colpito la sua stessa creatura, un male che rischia di divorare la sua comunità, di cambiarle il volto; una comunità che gli si rivolta contro in maniera inaspettata e violenta, senza che a lui appaia davvero chiaro il perché. (…)

Contro questi frati, i compagni invocano fino all’ultimo la reazione di Francesco, una reazione che però non può darsi perché Francesco rifiuta di trasformarsi in un carnefice per i suoi, in un fustigatore. Rifiuta di giudicarli, di punirli, di scacciarli, di umiliarli. Come un padre buono, egli non si scaglia contro i suoi figli anche a costo di pagare quel prezzo così alto: di lasciarsi isolare, attaccare, diffamare, deridere, tradire, rinnegare. I compagni di Francesco, pur cedendo alla sua volontà e al suo stile, non rinunciano, però, a custodire e ribadire la loro verità. E quella verità, come un messaggio chiuso nella bottiglia, è giunta fino a noi, dandoci l’impressione di esserne i destinatari perché loro, i compagni di Francesco (“noi che fummo con lui”), vollero lasciare “alla memoria dei posteri” quelle testimonianze che gli altri autori avevano tralasciato: “una lampada resiste accesa”, ed è Francesco d’Assisi!”

 


“Noi che fummo con lui”


L’espressione “noi che fummo con lui” ricorre spesso in questa raccolta conosciuta come Compilazione di Assisi. Viene considerata “un sigillo testimoniale apposto dai redattori, probabilmente i frati Leone, Rufino e Angelo” i primi fratelli accolti da san Francesco che di lui danno diretta testimonianza al fine di tener viva la sua memoria al di là della “ufficialità ricostruita” e voluta da san Bonaventura. Grazie a questo scritto e ad altri simili abbiamo così un Francesco più vero, vitale, genuino.

 

“Noi che fummo con lui, lo abbiamo visto sempre dilettarsi interiormente ed esteriormente di quasi ogni creatura; le toccava, le guardava con gioia, così che il suo spirito pareva muoversi in cielo, non sulla terra.

Noi che fummo con lui, possiamo testimoniare che sano o malato che fosse, era di infinita carità e bontà, non solo verso i suoi frati, ma anche verso tutti i poveri.

Noi che fummo con lui, quando compose la Regola e quasi tutti gli altri suoi scritti, testimoniamo che egli fece inserire nella Regola e negli altri scritti delle prescrizioni alle quali alcuni frati, soprattutto i superiori, fecero opposizione.

Noi che fummo con lui non potremmo enumerare quanti e quali bisogni negò, nel vitto e nel vestire, al suo corpo, per dare buon esempio ai frati, perché ne fossero stimolati a sopportare con maggiore pazienza le loro privazioni.

Noi che fummo con lui, testimoniamo di lui che da quando cominciò ad accettare dei fratelli e poi per tutta la durata della sua vita, si mostrò sempre comprensivo verso di loro.

Noi che fummo col beato Francesco che di lui abbiamo scritto queste cose rendiamo testimonianza di averlo sentito dire a più riprese: “Se avrò occasione di parlare con l’imperatore, lo supplicherò che per amore di Dio e per istanza mia emani un editto, al fine che nessuno catturi le sorelle allodole o faccia loro del male”.

Noi che fummo col beato Francesco attestiamo quello che egli disse di questa chiesa, cioè che la beata Vergine, tra tutte le chiese del mondo che le sono care, predilige questa a causa delle molte grazie che il Signore là mostra e che in quel luogo sono state rivelate. (il riferimento è alla Porziuncola)

Noi che fummo con lui siamo in grado di testimoniare che quando diceva: “E’ così”, oppure: “Così sarà”, avveniva sempre come aveva predetto.

Noi che fummo con lui abbiamo visto la verità di questa affermazione: “L’Altissimo mi ha donato questa grazia: che voglio essere contento di tutto, come colui che, nella Religione, è minore”.

Noi che fummo con lui, molte volte lo abbiamo udito dire quella parola del Vangelo: “Le volpi hanno le tane e gli uccelli del cielo i nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo”.

Noi che da un certo tempo e fino alla sua morte fummo con lui, testimoniano che ogni frate se fosse a conoscenza delle privazioni da lui sopportate fino al giorno della sua morte non potrebbe ricordarlo senza trattenere le lacrime”.

Da Compilazione di Assisi, (Leggenda Perugina)



AVVISI  DELLA  SETTIMANA


DOMENICA 5 LUGLIO: VI dopo PENTECOSTE

S. Messe: 8.30 (Fopponino) – 11 (in Chiesa) – 18.30 (Fopponino)

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Lunedì 6 luglio, ore 18.30 s. Messa per i DEFUNTI del mese di GIUGNO:

NOBILE Silvana (‘32), CARUSI Loreta (‘37)


Sabato 11 luglio, Festa di s. Benedetto, abate, Patrono d’Europa

ore 10.30, al Fopponino, Battesimo di XODO CATERINA

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Resoconto della Raccolta in occasione di “Comunità in Festa”

Conferenza di San Vincenzo

Raccolta viveri: 30 pacchi di pasta, riso e minestre, 46 confezioni di tonno, pelati e legumi, 2 bottiglie d’olio, 4 zucchero e 3 fette biscottate. Offerte in denaro: euro 200

Gruppo Carcere 

Raccolta prodotti per l’igiene: 60 dentifrici e spazzolini, 35 doccia schiuma, saponette, deodoranti e shampoo, 10 asciugamani. Abbigliamento: 36 paia di boxer e di calze. Pacchi di fazzoletti di carta: 8. Offerte in denaro: euro 450

Centro d’Aiuto alla Vita Ambrosiano: Offerte in denaro: euro 330

A tutti un immenso GRAZIE a conferma di una costante attenzione

e sostegno a chi fa il bene facendolo bene!

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Nelle DOMENICHE dei mesi di LUGLIO e di AGOSTO

dopo la s. Messa delle 8.30 rimarrà aperta la Chiesa del FOPPONINO alla VISITA 

di persone e gruppi che vogliono “vedere da vicino”

e conoscere la sua bella e significativa STORIA nella città di MILANO.

Elena Gallizia, una nostra volontaria, così ci informa circa le presenze di gruppi e persone che hanno visitato la nostra antica Chiesa nell’anno 2025-26: ci sono stati 31 giorni di apertura con 190 visitatori, quindi la media è stata di 6 visitatori a volta.

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Orario s. Messe: da LUGLIO all’inizio di SETTEMBRE


FERIALI:

da MARTEDI’ 7 luglio a VENERDI’ 4 settembre,

la s. Messa delle ore 9.00 sarà nella Chiesa del Fopponino

(ogni SABATO: ore 9 e poi la s. Messa vespertina alle ore 18.30)

 

FESTIVI

da DOMENICA 5 luglio fino a DOMENICA 6 settembre,

la s. Messa delle 8.30 e 18.30 sarà nella Chiesa del Fopponino

la s. Messa delle ore 11 sarà nella Chiesa di san Francesco 

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Da questa domenica sospendiamo la pubblicazione de IL FOPPONINO,

il foglio informativo che ha scandito la comunicazione nella nostra Comunità:

riprenderemo con DOMENICA 6 SETTEMBRE 2026. 


Con i nostri AUGURI di “BUONA ESTATE”

assicuriamo la preghiera per tutti.

  don Serafino, don Andrea, don Matteo e l’Arcivescovo Carlo                

 


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